Il gioiello monetale in età romana more

published in I. Baldini Lippolis, M.T. Guaitoli (eds.), Oreficeria antica e medievale. Tecniche, produzione, società, Bologna 2009, pp. 79-101.

Alma Mater Studiorum - Università di Bologna Oreficeria antica e medievale Tecniche, produzione, società a cura di Isabella Baldini Lippolis, Maria Teresa Guaitoli ESTRATTO Ornamenta 1 Ante Quem soc. coop. Via C. Ranzani 13/3, 40127 Bologna tel. e fax +39 051 4211109 www.antequem.it ISBN 978-88-7849-035-2 © 2009 Ante Quem soc. coop. INDICE Isabella Baldini Lippolis, Maria Teresa Guaitoli Introduzione Maria Teresa Guaitoli I gioielli fra tradizione letteraria, fonti archeologiche e paralleli etnografici Enzo Lippolis Oreficeria e società nel mondo greco Alessandro Pacini Tecniche dell’oreficeria etrusca Anna Lina Morelli Il gioiello monetale in età romana Isabella Baldini Lippolis Appunti per lo studio dell’oreficeria tardoantica e altomedievale Joan Pinar Gil Problemi di valutazione storico-archeologica delle produzioni d’oreficeria visigota nel V secolo Cinzia Cavallari Oreficeria tardoantica e altomedievale in Emilia Romagna: il problema dei contesti Paola Porta Considerazioni sull’oreficeria e sui metalli preziosi goti e longobardi in Italia 5 7 35 71 79 103 127 149 173 Cristina Chiavari, Gian Luca Garagnani, Carla Martini Aspetti metallurgici nello studio delle leghe preziose da oreficeria impiegate nell’antichità Anna Maria Capoferro Cencetti Un industrioso e pazientissimo lavoro: il “mosaico in piccolo”. Aspetti dell’antico nell’oreficeria ottocentesca Marco Casagrande Confronto fra le tecniche attuali e quelle gote: i cloisons romboidali del Tesoro di Domagnano 201 205 259 IL GIOIELLO MONETALE IN ETÀ ROMANA Anna Lina Morelli Nel mondo antico, dopo un periodo più o meno lungo di circolazione, le monete potevano essere utilizzate in modo diverso rispetto allo scopo al quale erano originariamente destinate e talvolta il loro riutilizzo era in funzione ornamentale; questa sorta di “demonetizzazione” può essere oggi riconoscibile anche nella semplice presenza di un foro passante o di un appiccagnolo per la sospensione e questo rende a volte difficoltoso stabilire il momento del passaggio ad un uso alternativo a quello di mezzo di scambio. Più definito e consapevole appare, invece, l’inserimento di monete in gioielli, come alternativa a pietre o a decorazioni di vario genere, oppure l’uso di trasformare in ornamenti pezzi appartenenti ad emissioni straordinarie di forte significato ideologico. Il riutilizzo di monete in funzione ornamentale nel mondo romano è una consuetudine ampiamente attestata dalla realtà archeologica, sia nella parte occidentale che in quella orientale dell’impero, il che indica come la moda del gioiello monetale dovesse avere ampia diffusione, malgrado tra le fonti letterarie abbiamo un solo riferimento diretto a questa pratica, rappresentato da Sesto Pomponio, giurista attivo fra l’età di Adriano e quella di Marco Aurelio, che in un passo del Digesto (VII, I, 28) ci riferisce: ... nomismatibus aureis vel argenteis veteribus pro gemmis uti solent1. La documentazione relativa a monete romane trasformate in gioielli di varia tipologia, dai pendenti di collana ai castoni di anelli, dalle fibulae ad elementi decorativi di armillae, trova oggi una particolare attenzione da parte degli studiosi poiché questa categoria di oggetti consente di esplorare l’atteggiamento dei Romani nei confronti di 1 Per alcune considerazioni sul frammento di Pomponio si veda, da ultimo, PERASSI 2004, pp. 914-915, nota 88; ulteriori dati provengono da testimonianze papiracee di età greco-romana, per la quale si veda RUSSO 1999. 79 Anna Lina Morelli una specifica funzione della moneta, che si differenzia nettamente da quella di strumento di pagamento e che lascia intravvedere, come la stessa testimonianza di Pomponio sembra suggerire, l’esistenza di interessi di tipo numismatico, spesso correlati al gusto antiquario. Dal punto di vista metodologico, se, da un lato, la presenza di monete nei gioielli costituisce un elemento importante per la datazione, poiché la cronologia degli esemplari inseriti risulta un utile termine post quem per la realizzazione del monile, dall’altro, però, l’inquadramento cronologico del gioiello è spesso di difficile definizione attraverso il dato numismatico, proprio per la consuetudine di inserire nei monili pezzi antichi. In questo senso anche una analisi metallografica, che può rivelare certamente le diverse fasi di lavorazione e fornire altre preziose informazioni tecniche, non sempre aggiunge elementi utili ad un inquadramento storico puntuale del manufatto. Fondamentale risulta, a questo scopo, il contesto di rinvenimento, che rappresenta una preziosa fonte di informazioni soprattutto nell’intento, intrapreso in maniera sistematica da parte di alcuni studiosi, di tracciare una carta di distribuzione di questo tipo di gioielleria, oltre che di individuarne i centri di produzione ed i fruitori2. Nel mondo antico la moneta rappresentava un oggetto “speciale”, a cui erano attribuite proprietà particolari, come attesta bene la realtà archeologica, che ne rivela l’uso in contesti rituali e in relazione ad oggetti di chiara funzione apotropaica3; inoltre la moneta era caratterizzata da immagini e da iscrizioni che la connotavano specificamente, facendole assumere particolari significati, in relazione sia a predilezioni personali, ad esempio nei confronti di una certa divinità4, che 2 3 4 BRENOT, METZGER 1992 offrono un ampio ed articolato quadro topografico dei rinvenimenti nell’area occidentale dell’impero romano; BALDINI LIPPOLIS 1999 raccoglie la documentazione riconducibile al contesto tardoantico e bizantino; PERASSI 2004 censisce la specifica categoria dei pendenti monetali per i territori delle province romane orientali; EAD. 2007 raccoglie i risultati dello spoglio dei Cataloghi d’asta, ampliando notevolmente il numero di pezzi noti. Le particolari proprietà attribuite alle monete derivavano innanzi tutto dal materiale di cui erano costituite, dato che ai metalli in genere, ma in particolare all’oro, venivano riconosciute virtù difensive e protettive (Plin., N.H. XXXIII, 4, 25; cfr. GUAITOLI 1997; PERASSI 2005a), rafforzate, per così dire, dalla forma, poiché era credenza comune che gli oggetti rotondi fossero impenetrabili per gli spiriti maligni (cfr. PERA 1993; ZADOKS-JITTA 1987); analogo significato di cerchio-protettore è assunto, per lo stesso motivo, da anelli, bracciali, collane, cinture, corone. Particolarmente significativa diventa, in questo senso, la presenza di simboli cri- 80 Il gioiello monetale in età romana ad atteggiamenti condivisi all’interno della comunità e del contesto culturale e politico di riferimento, in questo caso con una forte connotazione ideologica5. A questi aspetti di significato più astratto, che conferivano alla moneta valenze assai vicine, da un lato, a quelle di amuleti e talismani, dall’altro a quelle di segni di adesione ideologica o religiosa, si aggiungeva, naturalmente, un significato concreto, legato al suo valore intrinseco, trattandosi normalmente di nominali d’oro o d’argento, per cui la scelta di inserirli in gioielli rappresentava un modo per tesaurizzare beni preziosi, considerazione che giustifica la presenza assai frequente di gioielli monetali all’interno di tesori. Infine non va dimenticato che la moneta rappresentava, a tutti gli effetti, un elemento già decorato, quindi già pronto per essere inserito in un monile, e che, al contempo, costituiva un oggetto capace di connotare chi lo esibiva, sottolineandone il potere economico ed il prestigio sociale. Naturalmente queste molteplici valenze potevano concorrere, separatamente o assieme, nell’individuare i criteri di scelta nella realizzazione del gioiello monetale, che riflettevano la cultura e il gusto, oltre che l’atteggiamento psicologico, di chi operava una precisa selezione all’interno dei materiali numismatici a disposizione in certo contesto. Le difficoltà oggettive nel riconoscere tempi e luoghi della trasformazione della moneta in un monile, o in un elemento di esso, come più sopra accennato, precludono spesso la possibilità di comprendere appieno il significato di manufatti, talvolta semplicissimi, talaltra di notevole pregio artistico e tecnico, giunti fino a noi dall’antichità, che hanno ispirato, nel corso dei secoli e fino ai nostri giorni, creazioni nelle quali la moneta – sia antica che contemporanea – è stata utilizzata nella realizzazione di ornamenti personali di vario genere6. 5 6 stiani sulle monete, che possono assumere in tal modo la funzione di strumenti di protezione contro il male (cfr. PERASSI 2005a, p. 390). Al di là della concezione politica, le virtù protettive insite in qualsiasi ritratto imperiale sono ben evidenziate anche dalla scelta di incastonare le monete in modo da mostrare il lato recante l’effigie dell’autorità (cfr. LA ROCCA 2000). Si ricorda a questo proposito il fenomeno della foratura delle monete, sul quale si veda CALLU 1991, fenomeno spesso collegato all’utilizzo di monete antiche, come nel caso del nucleo di quindici denari del II secolo, rinvenuto a Maastricht in una tomba femminile del VI secolo, trasformati in pendenti tramite perforazione (ZADOKSJITTA 1987, p. 166), e degli esemplari forati appartenenti a serie enee di vari periodi, rinvenuti in tombe longobarde del territorio parmense (ERCOLANI COCCHI 1993, p. 79). Per la realizzazione di gioielli monetali in età contemporanea si vedano ARSLAN 2006, SERAFIN 2006 e PERASSI 2007. Sono state recentemente realizzate linee di gioielli che 81 Anna Lina Morelli L’esemplificazione di seguito proposta rappresenta una sorta di campionatura delle diverse tipologie di gioielli monetali, presentati secondo un ordine cronologico derivante dalle emissioni in essi inserite, attraverso le quali suggerire spunti di riflessione ed elementi di confronto, oltre ad alcune considerazioni di carattere metodologico. Le più antiche testimonianze di utilizzo di monete in funzione ornamentale risalgono al IV secolo a.C., ma è forse possibile riconoscere ancora più precocemente espressioni del gusto per decorazioni di stretta derivazione monetale7. Malgrado ciò, l’uso di moneta a scopo ornamentale parrebbe essere rimasto estraneo alle consuetudini di età romana repubblicana, mentre risulta attestato, seppure saltuariamente, fin dalla prima età imperiale, con una consistente intensificazione a partire dal III secolo d.C., come espressione di prestigio all’interno di una società fortemente gerarchizzata, attenta alla esteriorizzazione dello status e immersa in una realtà profondamente condizionata dall’espressione di emblemi politico-ideologici e di simboli religiosi. Nel quadro della documentazione di gioielli monetali in nostro possesso va sottolineata la complessiva rarità di ritrovamenti sul territorio italiano, nel quale si osserva una relativa intensificazione di attestazioni per l’età imperiale avanzata, indubbiamente più evidente nei territori periferici e, per l’epoca più tarda, in contesti culturali diversi da quello prettamente romano. I pezzi più antichi attualmente noti per l’età romana sono costituiti da un pendente che racchiude un denario di Augusto8 e dalla col- 7 8 utilizzano monete antiche, con l’intento di mantenere viva la propria eredità culturale e la tradizione dell’antico (ad esempiio Bulgari e Giorgio Visconti, Collezione Empire). Tra le prime attestazioni si possono ricordare due anelli con monete di Panticapeo del 315-310 a.C., rinvenuti in una tomba femminile a Ryzhanovka, in Ucraina, e un pendente con uno statere di Oponzi, databile tra 369 e 338 a.C. ritrovato in una tomba di età ellenistica nella Focide, inoltre sono noti un pendente con doppio statere di Filippo I e due cinture con ottodrammi di Tolomeo III (235-222 a.C.) e di Tolomeo IV Filopatore (221-204 a.C.), (cfr. PERASSI 2004, p. 915, con bibliografia precedente). Può essere interpretato come il segno di un uso alternativo anche il semplice foro per la sospensione praticato in una moneta di Atene del VI secolo a.C., mentre è da riconoscere come la riproduzione di un tetradramma di Selinunte, databile al 460-455 a.C., la decorazione presente in un gancio di cintura in lamina d’oro, infine appaiono molto vicini a quelli di uno statere di elettro i motivi geometrici presenti in un pendente aureo conservato al British Museum (SERAFIN PETRILLO 1993). PERASSI 2005b, p. 38. L’oggetto, appartenente in origine alla Collezione Castellani, è attualmente conservato al British Museum di Londra. 82 Il gioiello monetale in età romana Fig. 1. Collana d’oro con moneta di Domiziano dall’Egitto (da PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1992, fig. 175 lana alla quale è sospeso un aureo di Domiziano emesso nel 91 d.C.9. In entrambi i casi le monete sono montate in semplicissime cornici lisce, prive di elementi decorativi, ma nel secondo è possibile apprezzare il gioiello completo della catena per la sospensione, realizzata a maglia multipla e arricchita da due elementi rotondi, che richiamano la forma della moneta e fungono da decorazione della chiusura, costituita da un semplice gancio, e da due capsule triangolari, che suggeriscono una derivazione da modelli ellenistici e che collocherebbero la fabbricazione del monile agli inizi del II secolo d.C. (fig. 1) Più ampia risulta la documentazione di epoca successiva10 , di cui sono un esempio i pendenti con un aureo di Traiano ed uno di L. Vero, 9 10 PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1992, p. 88 e n. 127; SERAFIN PETRILLO 1993, p. 367; PERASSI 2004, pp. 907-908. Anche questo pezzo, di provenienza egiziana, è ora al British Museum. BRENOT, METZGER 1992, p. 348 e tabelle pp. 349-351; FACSÀDY 1999-2000, pp. 276277. 83 Anna Lina Morelli appartenenti al tesoro di Barleux (Francia), racchiusi in montature circolari identiche, costituite da una cornice lineare, ribattuta grossolanamente sul Rovescio delle monete, che va a coprire gran parte delle iscrizioni del Rovescio, a sua volta saldata su una lamina circolare, piena, decorata con incisioni che delimitano piccoli triangoli11 (fig. 2). Fig. 2. Pendenti di collana con aurei di Traiano e di Lucio Vero da Berleux (da BRENOT, METZGER 1993, Tav. 1, 37a e 37b) Un pendente realizzato con un quinario dell’imperatore Adriano costituisce uno dei pochissimi rinvenimenti dal territorio italiano ed il più antico fra essi; la moneta è racchiusa in una semplicissima cornice d’oro con appiccagnolo a nastro, montatura che richiama quella dell’aureo di Domiziano, citato sopra, e che riflette ancora il gusto della prima età imperiale, ben diverso da quello che si svilupperà per i gioielli monetali più tardi. Il pendente faceva parte del corredo di una tomba femminile della necropoli scoperta sulla Via Ostiense a Roma ed è stato rinvenuto sul collo della defunta12; questo permette di ipotizzare una fruizione femminile del gioiello, che verosimilmente era sostenuto da una stringa di cuoio o di altro materiale deperibile poiché non sono stati recuperati resti relativi ad una eventuale catenella13. 11 12 13 BRENOT, METZGER 1992, n. 37. I pendenti monetali erano associati ad un anello e a 263 monete d’argento dalla Repubblica a Settimio Severo; l’aureo di Traiano montato nel pendente è databile al 114-117, mentre quello di L. Vero è del 164-165 d.C. Questo tipo di montatura, caratteristico dei pendenti, appartiene al Gruppo I della classificazione proposta in BRENOT, METZGER 1992, pp. 345-346. Il corredo funerario, comprendente anche un orecchino, un anello e due stili di bronzo dorato, è attualmente conservato nel Medagliere del Museo Nazionale Romano; la menzione del III consolato di Adriano al Rovescio della moneta permette di datare la sua emissione tra 119 e 132 d.C., confermando la cronologia del contesto di rinvenimento, riconducibile, nel suo complesso, alla prima metà del II secolo d.C. BORDENACHE BATTAGLIA 1983, pp. 92-94; PIZIO BIROLI STEFANELLI 1992, n. 129; PERASSI 2004, p. 914. 84 Il gioiello monetale in età romana Sebbene la testimonianza di Sesto Pomponio, più sopra citata, sia contemporanea proprio a queste più precoci attestazioni archeologiche, si rileva una indubbia rarità di gioielli monetali attribuibili al periodo antecedente il III secolo14, momento al quale va riferita, in particolare, la massima diffusione delle collane monetali, in concomitanza con il manifestarsi di nuovi gusti estetici e parallelamente alla introduzione di nuove tecniche di lavorazione. Questo incremento nell’uso del gioiello monetale è probabilmente da collegare all’atmosfera di lusso e di sfarzo, riflessa da altre categorie di beni, nei quali si evidenzia, però, anche la considerazione della moneta, soprattutto di quella in metallo prezioso, di valore intrinseco consistente, come “bene rifugio”, in coincidenza con la grave crisi economica e finanziaria, oltre che politica, che caratterizza il periodo15. A considerazioni di carattere economico si aggiunge, infatti, una forte componente ideologica, per cui questi gioielli, sfruttando l’effigie dell’imperatore presente sulla moneta, diventavano una sorta di emblema di lealismo politico in un momento di grande instabilità, che vide il succedersi di usurpazioni del potere imperiale, fino al completo distacco dell’Imperium Galliarum. Al consistente aumento delle attestazioni di gioielli monetali nel III secolo fa riscontro anche un notevole ampliamento della loro tipologia, grazie all’introduzione di nuovi motivi decorativi e di nuovi sistemi di montaggio degli elementi monetali, il che consente di individuare una, seppur labile, sequenza cronologica, utile nella datazione di questi monili. Le tecniche utilizzate per incastonare le monete erano le stesse utilizzate anche per le pietre incise e per i camei e sono riconducibili 14 15 Questa documentazione, seppure non amplissima è però presente, infatti se è vero che monete appartenenti ad emissioni da Nerone a Commodo mostrano un reimpiego in funzione ornamentale spesso molto tempo dopo la loro emissione, tuttavia un riuso già nel corso della prima metà del II secolo d.C. è riconoscibile per esemplari di Vitellio, Domiziano, Nerva, Traiano e Marciana (FACSÀDY 19992000, pp. 292-293). Risulta emblematica a questo riguardo la ben nota patera aurea da Rennes, ora conservata al Louvre, ornata con 16 aurei, da Adriano a Caracalla, collocati alternativamente entro corone d’alloro, che racchiudono imperatori barbuti, o di acanto, che recano l’effigie di imperatrici o di giovani Cesari imberbi; il tesoro di cui faceva parte questo oggetto, rinvenuto sulla costa francese occidentale, comprendeva anche quattro pendenti monetali con aurei di Postumo, oltre ad una catena d’oro, una fibula e 94 aurei emessi nell’ampio arco di tempo da Nerone ad Aureliano (BRENOT, METZGER 1992, n. 17). 85 Anna Lina Morelli a due procedimenti principali di fissaggio. Un procedimento, piuttosto grossolano, è quello descritto più sopra, che prevedeva una cornice, a cui era saldata una lamina che poteva essere semplicemente ripiegata sul rovescio, formando ondulazioni più o meno ampie, oppure veniva ritagliata a formare linguette triangolari che permettevano di seguire più agevolmente il bordo circolare. Il sistema più raffinato, che conferiva un aspetto impeccabile anche al retro del gioiello, era invece costituito da due castoni in oro, che, inserendosi l’uno nell’altro, trattenevano la moneta; talvolta si rendeva tuttavia necessaria la aggiunta di due grappe saldate sull’orlo al rovescio per ottenere una maggiore sicurezza16. Le cornici che racchiudono le monete erano assai frequentemente di forma circolare, tuttavia sono documentate anche montature ottagonali ed esagonali; nella grandissima maggioranza dei casi i pendenti presentano un attacco dell’anello di sospensione ed una montatura tali da prevedere l’esibizione del lato della moneta recante il ritratto imperiale17. Le decorazioni delle cornici, quando si discostano dal semplice cerchio lineare, caratteristico dei gioielli più antichi, presentano la saldatura di fasce in cui predominano le decorazioni a ovuli, palmette e pelte, più raramente ad archetti, mentre la lavorazione a giorno (opus interassile), per lo più con motivi vegetali intrecciati, non si riscontra mai in contesti precedenti il III secolo d.C. e questo consente di riferire a tale periodo la realizzazione di gioielli con monete anche di I o II secolo d.C. Rimanendo nell’ambito della tipologia delle collane, uno degli elementi innovativi introdotti nel III secolo è dato dall’impiego di più pendenti nello stesso monile, talvolta associati ad ornamenti in altri materiali, quali pietre incise o camei. Di conseguenza, i gioielli monetali di questo periodo costituiscono realizzazioni di grande effetto, come la collana conservata presso il Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City, che rappresenta il monile con il maggior numero di ciondoli monetali a noi pervenuto, per il quale si indica una generica provenienza dal territorio egiziano, forse da una tomba di Aboukir18. Si tratta di un gioiello straordinario, in eccellente stato di conservazio- 16 17 18 Per una sintesi delle tecniche utilizzate nella gioielleria romana per il fissaggio della moneta vd. PERASSI 2007, pp. 257-259. Alcune eccezioni sono tuttavia annotate in PERASSI 2007, pp. 253-256. Vd., da ultimo, PERASSI 2004, pp. 903-904, con bibliografia precedente. 86 Il gioiello monetale in età romana ne, composto da una doppia catena a maglia multipla, nella quale sono infilati 11 pendenti alternati a tubetti distanziatori poligonali (ne manca uno), inseriti allo scopo di impedire la sovrapposizione dei medaglioni, una volta indossata la collana; le cornici delle monete sono lavorate a traforo (opus interassile), con motivi di otto diversi tipi, ma tali da ottenere l’esito di una certa simmetria compositiva. Le monete sono rappresentate da aurei, coniati a nome di Adriano (due esemplari), Antonino Pio (due esemplari), Faustina Maggiore, Faustina Minore, Pertinace, Caracalla, Macrino, Elagabalo e Gordiano III; un altro aureo di Severo Alessandro costituisce il fermaglio della chiusura. Il ciondolo posto al centro, che racchiude la moneta più recente, cioè l’aureo di Gordiano III, fissa il terminus post quem per la datazione della collana agli anni tra 238 e 244 d.C., cronologia confermata sia dall’uso di tecniche di lavorazione tipiche del III secolo, anche per le cornici degli esemplari più antichi, sia da altri oggetti appartenenti allo stesso contesto (fig. 3). Fig. 3. Collana d’oro con undici pendenti monetali dall’Egitto (da PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1992, fig. 262) Pure di provenienza egiziana è un altro collier eccezionale, composto da una catena d’oro alla quale sono sospesi cinque pendenti con aurei appartenenti ad emissioni a nome di L. Vero, di Giulia Domna e di Severo Alessandro (tre esemplari), al quale è da attribuire il pezzo più 87 Anna Lina Morelli recente, databile al 227 d.C.19. La disposizione dei pendenti tiene conto, anche in questo caso, del motivo decorativo delle cornici, alternando due montature a volute vegetali con tre a palmette; i consueti elementi distanziatori, posti fra i pendenti, hanno struttura cilindrica, mentre la catena, lunga complessivamente 91 centimetri, viene trattenuta e resa estensibile tramite due bobine, che, consentendo lo scorrimento della catena, permettevano di indossare il gioiello in assenza di un elemento di chiusura. Questo gioiello mostra l’uso di una tecnica particolarmente raffinata nella montatura delle monete, che, attraverso l’uso di una doppia cerchiatura, dava luogo ad una lavorazione perfetta anche sulla parte posteriore, mantenendo la completa visibilità del Rovescio dell’esemplare20. Il gusto per il gioiello monetale e la raffinatezza di alcune realizzazioni, ben evidenziata da questi pezzi straordinari, non appare comunque disgiunto, come già sottolineato, dalla possibilità di realizzare anche una forma di tesaurizzazione; la moneta antica svolgeva infatti una funzione di misurazione del valore, in relazione ai prezzi correnti in un certo periodo, ma fungeva anche da riserva di valore, per cui i nominali, in particolare quelli aurei, ma anche quelli d’argento, mantenevano nel tempo – o addirittura aumentavano – la loro valutazione in termini assoluti. Non a caso, dunque, come già sottolineato, gioielli monetali compaiono spesso all’interno di tesori, talvolta di notevole consistenza, come quello scoperto nel 1922 a Beaurains, presso Calais, purtroppo oggi smembrato, composto da oltre 700 monete e da numerosissimi altri oggetti in metallo prezioso21. Di questo tesoro faceva parte anche una collana monetale che, secondo le ricostruzioni più recenti, parrebbe essere stata ornata con sette pendenti, realizzati con aurei di Adriano (due esemplari), di Faustina Minore, di Commodo, di Giulia Domna, di Caracalla e di Elagabalo, mentre un altro aureo di Faustina Minore costituiva il fermaglio; le emissioni utilizzate nei pen- 19 20 21 PERASSI 2004, p. 905. Il gioiello, rinvenuto a Memphis, è attualmente conservato al Metropolitan Museum of Art di New York. PERASSI 2003, p. 20. BRENOT, METZGER 1992, n. 36. Del tesoro facevano parte oggetti oggi scomparsi, tuttavia attualmente sono ancora riconducibili a questo complesso 83 monete d’argento dell’alto impero, 389 monete in argento e in oro del basso impero, un candelabro in argento e ventiquattro gioielli in oro; sulla base delle emissioni il nascondimento è da collocare dopo il 315 d.C. 88 Il gioiello monetale in età romana denti si collocano cronologicamente tra 117 e 218 d.C. e, con l’eccezione della moneta di chiusura, tutte le altre sono montate entro cornici in opus interassile, ma diverse fra loro per forma e decorazione. Ancora ad un tesoro rinvenuto in Francia alla fine dell’Ottocento appartengono quattro pendenti con aurei di Adriano, Settimio Severo, Geta e Caracalla, ai quali sarebbero da associare due ciondoli con cammei raffiguranti Minerva ed una figura femminile, forse da identificare con Giulia Domna, che presentano cornici in opus interassile in tutto simili a quelle dei pendenti monetali, dunque verosimilmente da ritenere utilizzati nello stesso gioiello; a questi elementi si aggiungono, infatti, cinque distanziatori poligonali ed un aureo di Antonino Pio, montato in una cornice ad archetti e munito di due attacchi laterali, che doveva servire da chiusura22. Accanto a ornamenti particolarmente ricchi e complessi, anche in questo periodo, come già nel precedente, continua la moda dei pendenti monetali singoli, tra i quali si può ricordare, ad esempio, quello costituito da un aureo di Settimio Severo, rinvenuto nei pressi dell’Aja, che ripropone la stessa cornice ad archetti presente nell’elemento di chiusura della collana più sopra citata23, ma, in linea con il gusto per ornamenti sfarzosi che caratterizza i gioielli monetali di III secolo, anche i pendenti singoli potevano essere resi più appariscenti attraverso montature particolarmente elaborate, talvolta arricchite con altri materiali, come mostra bene l’esemplare, appartenente al tesoro rinvenuto a Nikolaevo in Bulgaria, in cui il pendente, realizzato con un aureo di Caracalla (211-217 d.C.) è impreziosito da un’ampia una cornice circolare, decorata con otto pietre preziose, disposte lungo il bordo esterno24. Proviene invece dall’Italia un altro pendente monetale singolo, databile al pieno III secolo, ritrovato nel corso degli scavi che hanno interessato il cortile dell’Università Cattolica di Milano tra 1986 e 22 23 24 BRENOT, METZGER 1992, n. 35; PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1992, n. 228. Si tratta del tesoro rinvenuto a Naix-aux-Foges e oggi conservato al Cabinet des Médailles di Parigi, composto da 1540 monete, datate fra Nerone e Gallieno, e da altre sette collane non monetali. ZADOKS-JITTA 1987, pp. 165-166. Del tesoro, oltre al pendente, facevano parte 936 monete tra denari e antoniniani, dieci collane, tre paia di orecchini, tre bracciali, cinque anelli e vari oggetti da tavola, attualmente conservati al Museo di Sofia; sulla base delle emissioni monetali presenti, il nascondimento è collocabile tra gli anni 249-253 d.C.. BRENOT, METZGER 1992, n. 69. 89 Anna Lina Morelli 1998. Il pendente, rinvenuto entro una tomba bisoma, è realizzato con una moneta aurea di Salonino, secondogenito dell’imperatore Gallieno, la cui titolatura al Dritto consente di fissare l’emissione, e quindi il terminus post quem per la realizzazione del gioiello, agli anni tra il 258 (nomina a Caesar) e il 260 d.C. (data della sua uccisione a Colonia ad opera dell’usurpatore Postumo)25. La moneta è montata entro una cornice circolare realizzata con una lamina d’oro che lascia perfettamente in vista sia il ritratto che la iscrizione del Dritto, ma che si presenta ribattuta grossolanamente sul Rovescio; questa fascia è a sua volta saldata ad una cornice ornamentale realizzata a traforo, con spazi triangolari cavi alternati ai pieni e con un appiccagnolo consistente in un nastro di metallo ripiegato e saldato. Questo tipo di montatura è ampiamente documentato non solo nei pendenti monetali e trova la sua massima diffusione proprio verso la metà del III secolo, il che fa supporre che la realizzazione del gioiello sia avvenuta quasi contemporaneamente alla emissione della moneta; anche in questo caso il mancato rinvenimento di una catenella per la sospensione rende probabile l’uso di un cordone realizzato con materiali deperibili, al quale, data la posizione dei reperti sul corpo dell’inumato, era verosimilmente appeso anche un anello ed era probabilmente fissato un piccolo ornamento a “nodo d’Eracle”. La rarità della moneta, connessa al difficile contesto politico della sua emissione, evidenzia la valenza ideologica di questo pendente e dei gioielli monetali in genere, la cui esibizione poteva costituire, soprattutto in determinate circostanze, una manifestazione di lealtà verso la famiglia imperiale da parte di chi li indossava, tuttavia l’indubbia connessione di questi monili con l’ornamentazione femminile (vd. supra) sembrerebbe mitigare, in un certo senso, questa interpretazione e, nel caso del contesto milanese, costituito da una doppia sepoltura maschile, potrebbe far pensare ad un gesto di tenerezza da parte di una donna nei confronti dell’inumato al momento della deposizione26. 25 26 PERASSI 2003, pp. 16-19. L’esemplare monetale utilizzato in questo pendente appartiene ad una emissione della zecca di Roma, ma non è possibile determinare con sicurezza di quale nominale si tratti (aureo o quinario), poiché il suo peso non è accertabile indipendentemente da quello della cornice che lo racchiude, tuttavia si tratta comunque di un pezzo di grande rarità. PERASSI 2003, pp. 23-25. Del resto, perché non pensare che anche le donne, indossando gioielli dai quali poteva trasparire una forte componente ideologica, fossero partecipi sia emotivamente che, forse, anche operativamente delle scelte e dell’impegno politico dei loro uomini? Pur senza voler affermare l’esistenza tout court di 90 Il gioiello monetale in età romana Indubbiamente nei gioielli monetali di questo periodo l’immagine dell’imperatore, alla quale era dovuto comunque e dovunque un atteggiamento di rispetto e di onore27, poteva assumere una forte connotazione ideologica in quanto identificava l’autorità che deteneva legittimamente il potere. Fortemente orientato politicamente appare, perciò, il pendente che racchiude un aureo di Vittorino, rinvenuto nei pressi dell’Aja nei Paesi Bassi; la moneta, peraltro rarissima, a nome dell’usurpatore che succedette a Postumo alla guida dell’Imperium Galliarum (268-270 d.C.), racchiusa in una cornice costituita da una larga fascia ottagonale lavorata in opus interassile, doveva rappresentare un elemento di notevole impatto e la scelta di montarla in un ornamento diventava un modo per esprimere un preciso orientamento da parte di chi lo indossava28. Allo stesso periodo appartiene anche un altro pendente monetale, annoverabile tra i pochi esemplari provenienti dall’Italia, precisamente dal tesoro rinvenuto a Parma nel 1821, negli scavi effettuati 27 28 ruoli politici concretamente rivestiti dalle donne, mi pare assolutamente plausibile l’idea che, soprattutto in momenti politicamente complessi e in luoghi direttamente coinvolti negli eventi (Gallieno fu ucciso proprio a Milano nel 268), si andassero formando una coscienza politica ed una opinione pubblica femminili e che i gioielli monetali dessero la possibilità di esprimerle, coniugando l’eleganza e l’importanza dell’ornamento alla potenza del messaggio. In effetti, non appare sempre facile contestualizzare l’uso e la funzione dei gioielli monetali all’interno della società romana, né risulta immediatamente evidente la loro fruizione da parte di individui di sesso maschile o femminile, sebbene numerosi indizi, tra cui i rinvenimenti in tomba e la associazione ad altri ornamenti di sicura pertinenza muliebre, sembrino orientare in questo senso. All’ipotesi dell’uso femminile condurrebbe anche il confronto con dipinti del Fayum, databili tra II e III sec. d.C., alcuni dei quali ritraggono donne e fanciulle con un massiccio collare aureo al quale è fissato un pendente circolare, la cui parte centrale appare decorata con una testa; anche nel caso non si tratti di una moneta, la somiglianza con i ciondoli monetali è indubbia. Si veda a questo proposito la testimonianza di Svetonio (Tib., 58): «… divennero delitto capitale questi fatti: aver percosso uno schiavo presso il simulacro di Augusto, aver qui mutato abito, aver portato in una latrina pubblica o in un lupanare una moneta o un anello con la sua effigie…». ZADOKS-JITTA 1987, pp. 164-165. Il Dritto della moneta mostra il ritratto di Vittorino con corazza e corona d’alloro, accompagnato dalla iscrizione VICTORINVS P F AVG, mentre il Rovescio reca il tipo con l’imperatore stante, in abito militare, in atto di sollevare una figura femminile inginocchiata, con cornucopia nella mano sinistra, forse personificazione della Gallia, con legenda INDULGENTIA. Questa iconografia, utilizzata anche da Postumo e strettamente derivata dalle emissioni di Adriano, in cui l’imperatore si presenta come Restitutor delle varie province, attesta la volontà di questi usurpatori di inserirsi, anche attraverso la tipologia monetale, nel solco della tradizione. 91 Anna Lina Morelli per le fondazioni del Teatro Regio29; il gioiello, corredato della catena di sospensione, formata da anelli circolari, pur incompleta e priva della chiusura, è realizzato con un aureo di Gallieno, emesso a Roma posteriormente al 260 d.C. Di notevole interesse appare la cornice che racchiude la moneta, massiccia e non lavorata a giorno come la quasi totalità dei pendenti monetali di questo periodo, con un motivo a petali radiali stilizzati e orlata con un cordoncino; l’appiccagnolo è formato da un anello a nastro, saldato al pendente mediante due sferette. Anche in questo caso la moneta fornisce un terminus post quem per il nascondimento, che potrebbe essere collegato ai momenti di grave pericolo verificatisi in concomitanza con l’assassinio di Gallieno nel 268 o con l’invasione di Alemanni e Iutungi e la sconfitta di Aureliano a Piacenza nel 270/271 d.C. Il quadro complessivo di distribuzione dei rinvenimenti di gioielli monetali evidenzia una particolare concentrazione in aree periferiche dell’Impero, quali la Gallia e le province danubiane, come pure l’Egitto, e, sebbene questo non deponga necessariamente a favore di una maggiore frequenza del loro uso in questi territori, poiché i nascondimenti – e per noi oggi i rinvenimenti – possono essere stati determinati da eventi assolutamente specifici, tuttavia i dati consentono di delineare qualche ipotesi sulla localizzazione dei centri di produzione e anche sul tipo di officine30. Certo è che la realizzazione di gioielli monetali appare fortemente condizionata dalla disponibilità, in un determinato contesto, di nominali idonei ad essere tolti dalla circolazione per essere trasformati in oggetti di ornamento o di esemplari appartenenti ad emissioni stra- 29 30 BRENOT, METZGER 1992, n. 59; ERCOLANI COCCHI 1992, p. 135; PIZIO BIROLI STEFANELLI 1992, n. 238. Il tesoro, conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Parma, comprende attualmente 33 aurei da Nerone a Gallieno e altri quattordici gioielli, ma parte dei materiali rinvenuti originariamente è andata perduta. La documentazione in nostro possesso consente per ora soltanto la formulazione di ipotesi, peraltro non concordi, sintetizzate in PERASSI 2004, pp. 920-921: alcuni studiosi propendono per una localizzazione dei centri produttivi solamente in Gallia e in Egitto (PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1992 e FACSÁDY 1999-2000), mentre altri amplierebbero la produzione ad officine collocate in Mesia e Pannonia (BRUHN 1993), ma anche in Italia (VERMEULE 1975) e, per l’epoca tarda, a Costantinopoli e ad Antiochia (ALFÖLDI 2004). Complessa appare anche la definizione di tale produzione, in qualche caso affidata a privati, ma in altri probabilmente interna alle zecche ufficiali, in stretta connessione con emissioni straordinarie destinate alle largitiones imperiali (su questi aspetti si veda, da ultimo, MORELLI 2007, con bibliografia di riferimento). 92 Il gioiello monetale in età romana ordinarie, quindi esclusi dall’uso corrente come mezzo di scambio, da utilizzare come segni di rango e di prestigio personale, ma anche come beni da tesaurizzare. In questa prospettiva bisogna tenere presente che in certe aree periferiche l’economia locale doveva essere caratterizzata prevalentemente da scambi tra merci, mentre le importazioni dovevano essere pagate prevalentemente con denari d’argento e, dalla metà del III secolo, con radiati; l’oro doveva arrivare in quantità assai ridotte e certamente non faceva parte della circolazione corrente, come attesta il dato archeologico, che, in zone come quelle corrispondenti al limes germanico, evidenzia il riutilizzo come gioielli della maggior parte delle monete auree rinvenute, il che sottolinea il loro uso come segni di status e, al contempo, come oggetti di valore da tesaurizzare31. Diversa poteva essere la situazione altrove, ad esempio in Egitto, dove esistevano sia la materia prima, cioè l’oro, che una buona circolazione di monete auree, oltre a maestranze di notevoli capacità tecniche per la realizzazione di gioielli estremamente raffinati, che tuttavia dovevano rispondere alle medesime esigenze di visibilità sociale da un lato e di riserva di valore dall’altro32. Particolarmente interessante per comprendere l’atteggiamento che poteva caratterizzare specifici contesti culturali, nei quali il ricorso a monete auree doveva apparire imprescindibile, è un piccolo tesoro composto da sei pezzi, tra i quali due pendenti monetali, rinvenuto negli anni ’70 del secolo scorso presso Charente-Maritime, sulla costa francese occidentale33. I pendenti sono infatti realizzati rispettivamente con un denario di Settimio Severo, emesso tra 202 e 210 d.C. e con uno di Caracalla del 210 d.C., ma la loro particolarità sta nel fatto che sono monete d’argento, denari, appunto, ricoperti con una foglia d’oro. Per entrambi la copertura in oro, piuttosto spessa, può essere stata realizzata grazie ad una matrice, ottenuta tramite l’impressione della moneta sull’argilla morbida, come sembra suggerire la superficie rugosa e irregolare del pendente, probabilmente dovuta proprio allo stam- 31 32 33 Cfr. ZADOKS-JITTA 1987, p. 163. PERASSI 2004, pp. 220-221. FLOURET, NICOLINI, METZGER 1981. Al piccolo tesoro appartenevano anche un elemento separatore con decoro a zig-zag, un elemento di chiusura a “nodo d’Eracle” e due anellini di forma eptagonale, che, insieme ai pendenti, andavano probabilmente a comporre una collana, la cui datazione si può collocare attorno alla metà del III secolo d.C. 93 Anna Lina Morelli po di terracotta34; le monete sono trattenute all’interno della montatura tramite due piccole grappe visibili al Rovescio, il che rivela, ancora una volta, che il lato in evidenza era quello recante l’immagine dell’imperatore, che conferiva particolare dignità a chi la indossava. Particolarità tecniche, unite ad un gusto di tipo antiquario caratterizzano anche un gioiello rinvenuto nel territorio dei Paesi Bassi, probabilmente riadattato nel tempo, che evidenzia uno specifico interesse per la monetazione romana. Si tratta di un monile realizzato con un calco in oro di un aureus di Antonino Pio, di cui il Dritto, con il ritratto dell’imperatore, circondato da un doppio cerchio di globetti, è racchiuso entro una larga cornice, originariamente decorata con perline di pasta vitrea colorata rossa, bianca e verde, mentre il Rovescio, recante l’immagine della Vittoria, presenta una lavorazione con motivi decorativi a filigrana, databili alla prima metà del VII secolo, e l’attacco degli elementi necessari ad un suo uso come fibula. Presumibilmente ad un momento successivo è da ascrivere poi l’aggiunta di un bordo esterno con piccoli occhielli, utili per la sospensione, che dunque implicava una probabile trasformazione del gioiello da fibula a pendente35. Allo stesso gusto per l’antico, unito al di significato beneaugurate insito nella natura stessa della moneta, va collegato un altro pezzo assai particolare: si tratta di un aureus di Caracalla montato entro una cornice di tipo floreale, probabilmente databile al IV secolo, alla quale è stata aggiunta, nel VI-VII secolo, una larga fascia con iscrizione greca (KONCTANTIA ZHCOMEN, cioè “Costanza vivremo!”). La montatura evidenzia chiaramente la volontà di esporre il lato della moneta contenente il ritratto imperiale, sebbene anche al Rovescio la lavorazione lasci perfettamente in vista sia l’immagine che la legenda; l’uso specifico del monile non è immediatamente desumibile, tuttavia l’iscrizione lascia supporre che si possa trattare di un dono, legato ad un contesto culturale greco, per Costanza, forse da parte dello sposo36. La consuetudine dello scambio di doni assume, soprattutto a partire dall’età costantiniana, in stretta relazione con i profondi cambia34 35 36 La tecnica è nota come “fusione a freddo”; per il procedimento vd. FLOURET, NICOLINI, METZGER 1981, p. 89. ZADOKS-JITTA 1987, p. 166; BRENOT, METZGER 1992, n. 53. ZADOKS-JITTA 1987, p. 167; BALDINI LIPPOLIS 1999, mp. 163, n. 4.b.1; PERASSI 2007, pp. 265-266, che esprime alcune perplessità sia sull’utilizzo nel gioiello di una moneta di almeno tre secoli anteriore, sia sulla cronologia del successivo reimpiego del monile. 94 Il gioiello monetale in età romana menti della società, un carattere ufficiale e una sorta di codifica; in questa prospettiva la consuetudine di donare monete, che la tradizione ci riferisce come simbolo beneaugurale, connesso ad epoche remote37 e che viene recepito nelle elargizioni di varia natura che caratterizzano tutta l’epoca imperiale, si avvale di emissioni monetali straordinarie, realizzate in tutti i metalli, ma soprattutto in oro38. In epoca tardoantica spesso sono proprio multipli aurei, oltre a monete regolari, ad essere trasformati in elementi di ornamento personale di forte significato ideologico e, tra questi, si può citare la serie di cinque pezzi celebrativi, montati in pendenti di foggia circolare o esagonale, oggi dispersi tra il Dumbarton Oaks di Washington, il British Museum di Londra, il Museo del Louvre ed il Cleveland Museum of Art39. Il riconoscimento della appartenenza dei pendenti allo stesso ornamento, assolutamente eccezionale, deriva dalla omogeneità della lavorazione della cornice ad opus interassile, arricchita con busti ad altorilievo, alternativamente maschili e femminili, e dalle monete in essi incastonate, tutti doppi solidi, quindi pezzi appartenenti ad emissioni straordinarie, volute da Costantino I in occasione del secondo e terzo consolato dei figli Crispo e Costantino II, fra 321 e 324 d.C. L’aspetto più interessante è dato dal fatto che, in questo caso, siamo di fronte ad una realizzazione riferibile cronologicamente ad un brevissimo arco di tempo, collocabile tra il 324 (data della emissione più recente) ed il 326 (data dell’uccisione di Crispo e della sua damnatio memoriae), per cui, data l’eccezionalità dell’oggetto, è plausibile ritenere che il gioiello sia stato creato nella zecca stessa o in laboratori orafi ad essa collegati per essere offerto a qualche alto dignitario di corte o anche ad un membro della domus imperiale. Allo stesso ambito è da riferire l’esemplare che costituisce il multiplo maggiore fino ad ora noto per l’antichità (g 256,80). Si tratta di un pezzo eccezionale, coniato da Costantino per Costanzo II, rinvenuto nel XVIII secolo in Ungheria (Szilàgysomlyò) con altri medaglioni ed attualmente conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna; il multiplo aureo è racchiuso entro una cornice a fasce concentriche decorate con motivi lineari, con elementi vegetali e con pelte ed è reso fruibile come pendente mediante un largo appiccagnolo, che doveva 37 38 39 PENNESTRÌ 1991; PERA 1993. MORELLI 2007. Vd., da ultimo, SENA CHIESA 2005, p. 195 e Ibid., nn. 160 e 161. 95 Anna Lina Morelli consentirne la sospensione mettendo in vista il lato recante il ritratto imperiale40. In questo contesto si osserva il particolare rilievo assunto, a partire dal III, ma soprattutto nel IV e nel V secolo, dall’uso delle fibule, accessori dell’abbigliamento, usati per fermare il mantello sulla spalla, che da oggetto funzionale si trasformano in potenti espressioni di prestigio sociale41. Pur traendo origine da un uso romano consolidato, come gioielli monetali le fibule sono attestate soltanto per l’epoca avanzata e in contesti non romani42. Tra esse va annoverato, infatti, l’esemplare, citato più sopra, proveniente da Beers/Cuijk nei Paesi Bassi, realizzato con il calco di un aureo di Antonino Pio racchiuso in una cornice con decorazione a filigrana di epoca franca43, mentre un altro esemplare, pure con un aureo di Antonino Pio, ma senza altre indicazioni utili, è documentato come proveniente da Rüsselsheim (Germania)44. A queste poche attestazioni si aggiungono la fibula ottenuta con un solido di Valentiniano II, rinvenuta ad Ottrott, nella regione del basso Reno45, e le tre provenienti dal territorio italiano, di cui una, costituita da un solido di Zenone, è stata rivenuta a Canosa in Puglia e due, realizzate con solidi di Onorio e di Valentiniano III, sono state messe in luce dagli scavi della necropoli di Villa Clelia (Imola). In questi ultimi esemplari la moneta è stata trasformata in fibula tramite il semplice fissaggio sul Rovescio di un ago con molla e di una piccola staffa; nel caso di Imola, entrambi i pezzi sono stati rinvenuti in una tomba femminile, che altri elementi del corredo funerario consentirebbero di datare al VI secolo, periodo al quale sarebbe da ascrivere anche il rinvenimento da Canosa46. 40 41 42 43 44 45 46 Vd. BRENOT, METZGER 1992, n. 70; RIC VII, p. 576, n. 42; DONATI, GENTILI 2005, n. 34. MORELLI 2007, pp. 288-291. Sebbene in ambito romano non siano note fibule monetali, la consuetudine di ornare questi gioielli con piccole teste ritratto o con iscrizioni riferite all’imperatore conferiva loro la funzione di ostentazione del proprio rango, funzione riconoscibile anche negli esemplari relativi a contesti non romani. Vd. supra. BRENOT, METZGER 1992, n. 75. BRENOT, METZGER 1992, n. 39. Per gli esemplari da Imola vd. ERCOLANI COCCHI 1979; EAD. 1992, p. 143; EAD. 1993, pp. 79-80; BRENOT, METZGER 1992, n. 60 e, da ultimo, MARZATICO, GLEIRSCHER 2004, pp. 753-754. Per la datazione della sepoltura e per le ipotesi sull’etnico della defunta, derivanti dagli elementi del corredo funerario, che presenta caratteristiche culturali composite, si veda MAIOLI 1994 e VON HESSEN 1978. Per la fibula da Canosa vd. D’ANGELA 1992, pp. 909-915 e BALDINI LIPPOLIS 1999, p. 165, cat. IV.4.d.1. 96 Il gioiello monetale in età romana L’orizzonte culturale non romano consente di inquadrare questi reperti nell’uso della moneta aurea come bene di prestigio, adottato dalle popolazioni non romane come segno di status sociale, quasi un’insegna del riconoscimento da parte di Roma47. Un’altra categoria di gioielli monetali è rappresentata dagli anelli; anche per questo tipo di ornamento la documentazione maggiore, sebbene non numerosa, appartiene al III secolo48. La tipologia degli anelli appare piuttosto uniforme e presenta come elemento comune l’allargamento della spalla, necessario per consentire l’inserimento della moneta, caratteristica del resto ricorrente in tutti gli anelli con castone, anche quando realizzato con pietre; il risultato è quello di oggetti di notevoli dimensioni, certamente più adatti all’uso e al gusto maschile. Anche in questa categoria di gioielli ricorre la messa in evidenza del lato della moneta contenente l’effige imperiale, tuttavia appare variabile la scelta di inserire la moneta con l’asse perpendicolare oppure allineato con il piano dell’anello. Tra gli esempi più significativi si può ricordare l’anello di gusto estremamente sobrio, con spalle prive di decorazione, proveniente dal tesoro di Rouen, realizzato con un quinario di Severo Alessandro49; un altro, rinvenuto nei pressi di Autun e ora conservato a Parigi, reca un aureo di Postumo (261-268 d.C.), racchiuso in una cornice poligonale raccordata a due elementi triangolari, decorati con volute; notevole appare in questo caso sia la qualità della lavorazione che lo stato di conservazione della moneta50 (fig. 4). Un altro anello, pure conservato a Parigi, è realizzato con una moneta di Massimino il Trace (235-238), ugualmente racchiusa in una montatura poligonale, ma rinforzata, in questo caso, nella parte sottostante da due fili d’oro disposti a croce e raccordata ad elementi triangolari lavorati a traforo51. 47 48 49 50 51 A questo proposito si può ricordare il pendente realizzato con un multiplo aureo di imitazione germanica, corrispondente nel peso (g 242, 49) a circa 50 solidi, proveniente da Zogòrzyn (Polonia) e attualmente conservato a Berlino (Staatliche Museen); il multiplo segue come modello emissioni a nome di Valentiniano I e Valente, databili tra 364 e 375/378 d.C., ma la sua realizzazione è da collocare dopo il 400 d.C. (vd. ALFÖLDI 2003, pp. 93-95 e scheda n. 10). BRENOT, METZGER 1992, p. 343-344; GUIRAUD 1981, pp. 222-226. BRENOT, METZGER 1992, n. 16; in questo caso la moneta è montata con l’asse sul piano dell’anello; l’esemplare, oggi conservato al Louvre, appartiene ad un tesoro databile alla metà del III secolo, contenente anche una collana, altri quattro anelli, bracciali e monete. BRENOT, METZGER 1992, n. 23. METZGER 1980, p. 82. 97 Anna Lina Morelli Fig. 4. Anello con aureo di Postumo da Autun (da BRENOT, METZGER 1992, Tav. 4, 23) Riguardo la categoria dei bracciali, quelli decorati con monete sono estremamente rari e in alcuni casi purtroppo oggi noti soltanto attraverso disegni; tra le attestazioni più significative vanno menzionati i due esemplari eccezionali, provenienti dal tesoro di Petrijanec (in Croazia, attualmente conservato a Vienna), ciascuno composto con quattro aurei52. Alla tipologia dei bracciali appartiene anche un esemplare incompleto, forse proveniente dall’Egitto e oggi conservato a Berlino, realizzato in lamina d’oro, lavorata a répoussé con motivi vegetali e conchiglie e con petali e foglie che incorniciano le immagini affrontate di Caracalla e della moglie Plautilla, ottenuti a sbalzo come ritratti monetali53. Questo frammento doveva costituire un elemento mobile, probabilmente agganciato ad altro analogo, a formare un gioiello piuttosto appariscente, la cui datazione, sulla base dei ritratti imperiali, si può porre nei primi anni del III secolo. In conclusione, nel contesto romano l’inserimento di monete nei gioielli sembra esprimere un segno di distinzione “speciale” all’interno della ripetitività di modelli in uso in un certo periodo e in una certa area e, complessivamente, testimonia tendenze estetiche diffuse, alle quali si associa una forte componente ideologica, ma documenta anche una indubbia passione numismatica, non disgiunta dalla espressione di un significato genericamente beneaugurale. 52 53 BRENOT, METZGER 1992, n. 64. In un bracciale sono incastonati aurei di Antonino Pio, Lucio Vero, Gordiano III e Giulia Domna, nell’altro sono inserite monete di Gordiano III, Marco Aurelio, Caracalla e Claudio II; il tesoro comprendeva anche cinque pendenti che racchiudono aurei di Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio (due esemplari) e Caracalla, oltre ad altri tre bracciali, a due fibule cruciformi, ad un multiplo d’oro emesso a Siscia da Caro e Carino e a centosedici monete da Adriano a Diocleziano. L’esemplare di Claudio II data il tesoro post 270 d.C. PIRZIO BIROLI STEFANELLI 1992, cat. n. 213. 98 Il gioiello monetale in età romana BIBLIOGRAFIA AA. VV. 2003 = AA. VV., 387 d.C. Ambrogio e Agostino. Le sorgenti dell’Europa (Catalogo della Mostra, Milano, dicembre 2003 – maggio 2004), Milano 2003. ALFÖLDI 2003 = M.R. ALFÖLDI, Il messaggio dei multipli tardoantichi, in AA. VV. 2003, pp. 93-95. ARSLAN 2006 = E.A. ARSLAN, Storia e storie di tre braccialetti moderni con monete, in «NAC» XXXV (2006), pp. 445-471. BALDINI LIPPOLIS 1999 = I. BALDINI LIPPOLIS, L’oreficeria nell’Impero di Costantinopoli tra IV e VII secolo, Bari 1999. BRENOT, METZGER 1992 = C. BRENOT, C. METZGER, Trouvailles des bijoux monétaires dans l’Occident romain, in L’or monnayé III. Trouvailles des monnaies d’or dans l’Occident romain (Actes de la Table ronde, Paris 4-5 décembre 1987), Cahiers Ernest Babelon 4, Paris 1992, pp. 315-370. BRUHN 1993 = J.A. BRUHN, Coins and Costume in Late Antiquity, Washington 1993. 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