Imagines aureae. Le emissioni in oro di Giulia Domna morePublished in A.L. MORELLI, I. BALDINI LIPPOLIS (eds.), Oreficeria in Emilia Romagna. Archeologia e storia tra età romana e medioevo, Bologna 2010, pp. 79-96 |
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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Oreficeria in Emilia Romagna
Archeologia e storia tra età romana e medioevo
a cura di Anna Lina Morelli, Isabella Baldini Lippolis
Ornamenta
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Con il contributo di
© 2010 Ante Quem soc. coop. Ante Quem soc. coop. Via San Petronio Vecchio 6, 40125 Bologna - tel. e fax +39 051 4211109 www.antequem.it redazione e impaginazione: Enrico Gallì ISBN 978-88-7849-049-9
INDICE
Anna Lina Morelli, Isabella Baldini Lippolis Introduzione Isabella Baldini Lippolis, Julian Bogdani, Erika Vecchietti Il progetto JiC, archivi e riviste in rete: verso una forma aperta di conoscenza Daniela Rigato Doni preziosi nelle iscrizioni sacre di età romana della regio octava Maria Teresa Guaitoli Oreficerie romane del Museo Civico Archeologico di Bologna Francesca Cenerini Indossare gioielli: il luxus femminile in Emilia Romagna Chiara Guarneiri Ornamenta muliebris: il corredo della sepoltura in cassa plumbea della stazione di Faenza Erica Filippini Imagines aureae. Le emissioni in oro di Giulia Domna Maria Grazia Maioli Oggetti di ornamento e materiali in piombo a imitazione degli argenti Giovanni Assorati Nuovi simboli di ricchezza nell’Emilia Romagna paleocristiana attraverso le fonti letterarie
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Michelle Beghelli Porpora, oro e pietre preziose nei testi biblici Anna Lina Morelli Gioielli monetali tardoantichi: alcuni dati per il territorio dell’Emilia Romagna Renata Curina Corredi dalla necropoli tardoantica di Casteldebole (Bologna) Cinzia Cavallari Oggetti d’ornamento di età tardoantica e altomedievale del Museo Didattico del Territorio di San Pietro in Campiano (Ravenna): schedatura preliminare di alcuni reperti inediti Joan Pinar Gil Chlamys e cingulum nel tardo V secolo. Tre rinvenimenti dall’Emilia Romagna Paola Porta L’Anello del Reno del Museo Civico Medievale di Bologna Mauro Librenti Materiali dalle necropoli bassomedievali dell’Emilia Romagna Cristina Chiavari, Gian Luca Garagnani, Carla Martini Ricerche di archeometallurgia in Emilia-Romagna: i materiali non ferrosi Anna Maria Capoferro Cencetti Un prodigio d’alchimia: il vetro nei monili del mondo antico Marco Casagrande Lo spillone del tesoro di Domagnano: progettualità ed antico nell’attività orafa Cinzia Cavallari, Adelmo Garuti La collezione di strumenti orafi della famiglia Garuti di Sasso Marconi (Bologna)
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IMAGINES AUREAE. LE EMISSIONI IN ORO DI GIULIA DOMNA*
Erica Filippini
PREMESSA**
Il documento monetale, tramite di valori collettivi e veicolo di affermazioni ideologiche, si configura in età imperiale come strumento di comunicazione ufficiale, espressa attraverso l’elaborazione di un linguaggio specifico, originato dalla combinazione di elementi epigrafici e iconografici. Considerando le difficoltà legate ad un apparato comunicativo vincolato alla necessità di adottare linguaggi e canali di informazione adeguati ad una diffusione di ampio raggio, la funzionalità del mezzo monetale emerge dai caratteri di ufficialità, di convenzionalità e di serialità, di univocità e di immediatezza, che contraddistinguono il messaggio trasmesso dalla moneta stessa. Strumento di transazione economica, ma non solo, la moneta si propone come espressione del potere imperiale, di cui è prerogativa. A questo proposito, l’intenzionalità e la consapevolezza delle scelte tipologiche effettuate dall’autorità emittente sembrerebbero derivare dalla volontà di favorire la comprensione immediata del messaggio veicolato, attraverso l’utilizzo di rappresentazioni e di schemi figurativi ampiamente consolidati nell’immaginario comune. D’altra parte, l’osservazione delle caratteristiche costitutive e tangibili di ciascuna serie di emissioni consente di individuare l’esistenza di un sistema propagandistico disposto su più livelli, organizzato intorno alla distinzione e all’identificazione di differenti categorie di destinatari e di diversi ambiti di fruizione; distinzione che determina
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Desidero esprimere un ringraziamento alle prof.sse Anna Lina Morelli e Isabella Baldini Lippolis per avermi concesso l’occasione di presentare questo contributo. Si specifica, fin da ora, che le considerazioni riguardanti la documentazione numismatica saranno circoscritte alla produzione monetale della zecca di Roma. Tutte le immagini sono riprodotte in scala 2:1. 79
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l’elaborazione del messaggio monetale secondo la selezione specifica dei motivi tipologici, rapportata alla scelta dei metalli e dei nominali da coniare. In questo senso, l’articolazione trimetallica del sistema monetario romano di età imperiale consente di determinare una pluralità di denominazioni (nominali maggiori, multipli e frazioni), collegate tra loro da rapporti di valore prestabiliti e distribuite tra emissioni divisionali, battute in leghe di rame (bronzo e oricalco), utilizzate nelle transazioni quotidiane ad elevata intensità di circolazione e destinate ad un contesto di ricezione e di utenza ampio, e coniazioni in metallo prezioso, in argento e in oro, riservate principalmente alle politiche finanziarie dell’autorità e dell’amministrazione imperiale, rivolte a categorie specifiche di fruitori. In questa prospettiva, osservando le dinamiche economiche della prima e media età imperiale – con attenzione particolare al periodo di transizione tra II e III secolo d.C. – emergono alcuni aspetti che consentono di formulare considerazioni di carattere generale, legate alle modalità e alle finalità di utilizzo dei nominali in oro, oltre che all’identificazione di categorie peculiari di utenti, utilizzatori e destinatari, del numerario aureo. Da un lato, le necessità della spesa pubblica, i legami con i meccanismi della fiscalità e con il prelievo di risorse per il finanziamento di opere di carattere collettivo, il forte sostegno alle attività militari, associato alla retribuzione degli stipendia e alla distribuzione frequente di donativa, e la concessione di elargizioni pubbliche, connesse a celebrazioni e a circostanze specifiche1, consentono di attribuire agli organi dell’apparato amministrativo e alla stessa istituzione imperiale un ricorso costante e pressoché regolare a riserve di oro monetato, prodotto in quantità rilevante durante la prima e media età imperiale e con incremento ulteriore nella primissima età severiana, in concomitanza con la riduzione radicale del valore intrinseco del denario in argento2. D’altra parte, l’acquisto di prodotti di qualità e valore consi1
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Cfr. MORELLI 2007. Indicate attraverso l’uso alterno e generico di termini come largitiones, liberalitates, congiaria, sparsiones, etc., le manifestazioni di munificenza da parte dell’autorità imperiale si configurano come assegnazioni di monete generalmente in oro o in argento (corrispondenti ad emissioni regolari o a coniazioni straordinarie), distribuite in quantità variabili, stabilite secondo la specificità dell’occasione e secondo la tipologia e lo status dei beneficiari, talvolta associate ad elargizioni di doni e riconoscimenti ulteriori. Spesso designate specificatamente come congiaria o liberalitates, le distribuzioni imperiali in favore della cittadinanza si distinguono dalle assegnazioni destinate all’elemento militare (ufficiali di alto rango e soldati), espresse tramite il termine donativa. LO CASCIO 2006, con considerazioni riguardanti la produzione, la circolazione e la
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stenti, le pratiche connesse alla trasmissione ereditaria dei patrimoni e le spese di gestione e mantenimento di proprietà immobili di dimensioni considerevoli consentono di riferire la fruizione e l’utilizzo del numerario aureo ad ambiti e a categorie di utenza privilegiate. Utilizzata come mezzo di scambio e strumento di pagamento nelle transazioni commerciali a distanza, impiegata nell’acquisizione di beni di investimento o immobilizzata come riserva di valore, la moneta in oro diviene prerogativa di soggetti legati alle strutture dell’ordinamento istituzionale, di funzionari pubblici dell’apparato amministrativo centrale e periferico, di personaggi appartenenti alle élites cittadine, di ufficiali e di soldati, destinatari di retribuzioni regolari e beneficiari di distribuzioni straordinarie spesso corrisposte in oro monetato3. Date queste premesse, l’interpretazione del documento numismatico consente di recuperare il significato specifico sotteso alla valenza simbolica di ciascuna tipologia monetale, attraverso l’impiego di un metodo di analisi di tipo filologico, derivato dal riconoscimento di un «sistema semantico gerarchizzato»4, determinato dalla selezione di formule epigrafiche e iconografiche complesse e dalla scelta di metalli e nominali di coniazione differenti.
LE EMISSIONI IN ORO DI GIULIA DOMNA: L’ICONOGRAFIA MONETALE
ASPETTI IDEOLOGICI DEL-
I tipi monetali, intesi come strumento di comunicazione visiva, assumono complessivamente la funzione di linguaggio di trasmissione e divulgazione di valori collettivi, manifestando significati e valenze
funzione del numerario aureo in età imperiale. Durante il primo periodo severiano (Settimio Severo, 193-211 d.C.), l’incremento dell’offerta di moneta d’oro, associato alla radicalizzazione del processo di svalutazione del denario (con riduzione media del contenuto intrinseco al 50% del fino), sembrerebbe derivare dall’esigenza di compensare l’aumento del valore fiduciario del nominale in argento attraverso la produzione ‘inflazionata’ di oro monetato. Nonostante la validità generale delle affermazioni espresse, l’indiscutibilità di una fruizione prevalente da parte di personaggi appartenenti a categorie privilegiate non esclude la circolazione dei nominali in oro tra soggetti appartenenti a categorie economiche e sociali ‘inferiori’ (piccoli commercianti, artigiani, individui di condizione modesta, etc.). A questo proposito, un tentativo di ricostruzione del profilo tipologico degli utilizzatori di moneta aurea in età imperiale è stato effettuato recentemente da Xavier Loriot (cfr. LORIOT 2003, con numerosi riferimenti a dati numismatici e ad attestazioni letterarie, epigrafiche e papiracee). Riutilizzando un’espressione di Maria Caltabiano (cfr. CACCAMO CALTABIANO 2005, p. 535). 81
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simboliche specifiche, determinate da variabili molteplici, ovvero dalle intenzioni espresse dall’autorità emittente tramite la scelta dei motivi figurativi e dal contesto di ricezione del messaggio veicolato attraverso la moneta. A questo proposito, l’analisi sistematica delle modalità di formazione e trasformazione di schemi iconografici attestati con frequenza consente di individuare le occorrenze di temi figurativi ampiamente consolidati, modificati tramite l’aggiunta o l’esclusione di singoli elementi iconici5. Adottando un metodo di lettura della documentazione monetale volto al superamento del relativismo derivato da interpretazioni spesso generiche, l’indagine numismatica, focalizzata intorno all’analisi del rapporto donne-potere, ha individuato l’accezione essenzialmente dinastica del ruolo rivestito dalla componente femminile nell’ambito della domus Augusta6. Fin dalla prima età giulio-claudia, ai personaggi femminili fu attribuita una posizione centrale nel processo di trasmissione e legittimazione del potere imperiale. In questo senso, il ritratto delle Augustae7, talvolta associato all’immagine di altri componenti della domus (per lo più personaggi maschili: imperatori e cesari), compare al dritto o al rovescio di emissioni contraddistinte da formule epigrafiche e iconografiche complesse, funzionali alla definizione di veri e propri manifesti propagandistici. Dall’esame della monetazione a nome delle Augustae emerge, dunque, la volontà di avvalersi della moneta prevalentemente come strumento di promozione dinastica. La scelta di rovesci relativi a divinità e a personificazioni muliebri (Diana, Iuno, Venus, Fecunditas, etc.), strettamente connesse agli aspetti della fecondità, della maternità e della nascita, sottolinea la specificità del ruolo femminile. Le Augustae, mogli di imperatori e madri effettive o potenziali di eredi designati alla successione, rappresentano il veicolo privilegiato di trasmissione del potere, assumendo una funzione di continuità, volta alla prosecuzione della stessa istituzione imperiale8.
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I presupposti metodologici, derivati dall’impostazione di un approccio innovativo di lettura e interpretazione delle tipologie monetali, elaborato secondo criteri di analisi diacronici e diatopici, sono individuati in CACCAMO CALTABIANO 2007. Cfr. MORELLI 2009. Si specifica l’uso convenzionale del termine Augusta/ae per indicare i personaggi femminili della famiglia imperiale, a prescindere dal riscontro di attestazioni del conferimento ufficiale del titolo stesso. Cfr. MORELLI 2006. L’aspetto è stato studiato recentemente da ROSSO 2009, con riferimento specifico al personaggio di Giulia figlia di Tito.
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Procedendo secondo i presupposti brevemente delineati, allo svolgimento della tematica di ricerca hanno contribuito alcune analisi condotte da chi scrive intorno alla documentazione numismatica a nome di Giulia Domna, volte al riconoscimento di tratti e aspetti peculiari della costruzione ideologica della figura dell’Augusta, nel contesto del programma di (auto-)celebrazione dinastica promosso dalla stessa autorità imperiale durante la prima età severiana (ca. 193-217 d.C.)9. Nella ricostruzione del ruolo pubblico (e politico) attribuito alla figura di Giulia Domna, il documento monetale manifesta la propria valenza di fonte storica, contrapponendo i caratteri di ufficialità e univocità, che contraddistinguono l’informazione trasmessa dalla moneta, alle difficoltà interpretative delle testimonianze letterarie, dovute alle numerose ambiguità e reticenze dei testi. Analogamente, l’uniformità seriale delle tipologie monetali, caratterizzata dal riconoscimento di un repertorio figurativo standardizzato, consente di circoscrivere i limiti di indagine connessi alla complessità di un’analisi sistematica della documentazione epigrafica e archeologica, dovuta alla natura eterogenea delle attestazioni. In questa prospettiva, la revisione critica e comparata dei dati derivati dai repertori e dai cataloghi numismatici di maggiore consultazio-
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A questo proposito, si veda la sintesi interpretativa recentemente effettuata da FILIPPINI 2008 (con bibliografia precedente, tra cui: LUSNIA 1995; MONTALBÒ 1999; BRENOT 2000). Per la ricostruzione della cronologia e della biografia di Giulia Domna si rimanda a GHEDINI 1984, pp. 3-24. Più recenti: LEVICK 2007; MAGNANI 2008. Si vedano inoltre i profili prosopografici del personaggio in PIR2 I, n. 663; FOS, n. 436. Ripartita secondo le varianti di titolatura riportate dalle iscrizioni di dritto, la produzione monetale a nome di Giulia Domna si articola in tre gruppi di emissioni cronologicamente successivi: IVLIA DOMNA AVG(usta) (ca. 193-195/6 d.C.), IVLIA AVGVSTA (ca. 195/6-211 d.C.), IVLIA PIA FELIX AVG(usta) (ca. 211217 d.C.). Datazioni più circoscritte derivano talvolta da osservazioni di carattere stilistico, dal riconoscimento di mutamenti nei tratti fisionomici e nell’acconciatura dei ritratti di dritto e dall’occorrenza di titoli e appellativi onorifici, concessi ufficialmente all’Augusta e databili con precisione, attestati dalle legende di rovescio (cfr. HILL 19772; HILL 1979; HILL 1993). Al dritto, il busto di Giulia Domna, raffigurato a capo scoperto, è normalmente ritratto di profilo verso destra (raramente verso sinistra); esclusivamente sui doppi nominali in oro e in argento, la base è normalmente interposta ad un crescente lunare, mentre il capo è ornato da una stephane/diadema, attributo riscontrato anche in alcune serie di aurei, sesterzi, dupondi e assi del terzo gruppo di emissioni. Coniazioni postume, raffiguranti al dritto il busto di Giulia Domna a capo velato, contrassegnato dall’iscrizione DIVA IVLIA AVGVSTA (ca. 217 o 218-222 d.C.), sono riconducibili all’iniziativa commemorativa di Macrino o di Elagabalo. 83
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ne (RIC, BMCRE, HCC)10 ha consentito di delineare un prospetto delle coniazioni in oro a nome di Giulia Domna individuato da trentasette tipi di rovescio, tra tipologie principali e varianti di forme epigrafiche e di elementi figurativi, attestate quasi esclusivamente da emissioni di aurei, a cui si aggiungono due serie di quinari e una coniazione di doppi aurei, con riscontro pressoché totale nei nominali in argento (tabella). Complessivamente, la documentazione numismatica registra oltre settanta tipologie di rovescio, distribuite tra coniazioni in metallo prezioso e monete divisionali in lega di rame, organizzate in tre gruppi di emissioni secondo le varianti di legenda al dritto. Rivolgendo un’attenzione specifica alla produzione in oro, la moneta si configura come mezzo di propagazione di affermazioni ideologiche, definite attraverso l’impiego di schemi figurativi collaudati, volti a favorire la divulgazione e la comprensione del messaggio veicolato. In questo senso, l’occorrenza di rovesci raffiguranti entità divine associate al ciclo vitale femminile (Fecunditas, Cybele, Diana, Isis, Iuno, Luna, Venus), spesso legate all’espressione di concetti semanticamente affini (Fortuna, Hilaritas, Laetitia) o connesse al richiamo di prerogative muliebri (Pudicitia) e a manifestazioni di devozione religiosa (Pietas, Vesta), deriva dall’adattamento di motivi iconici radicati nel repertorio tipologico della prima e media età imperiale, con particolare riferimento al periodo antonino11. Il carattere allusivo delle coniazioni di aurei a nome di Giulia Domna – numerose nei primi due gruppi di emissioni (ca. 193-195/6 e 195/6-211 d.C.) – dipende dunque dall’utilizzo di tipologie di rovescio connotate da accezioni simboliche ampiamente consolidate nell’immaginario collettivo. Fin dalle prime coniazioni, le raffigurazioni di Venus e Fecunditas12, divinità associate alla tutela dei legami coniugali e alla celebrazione delle capacità procreative femminili, consentono di individuare le connotazioni specifiche del ruolo rivestito dall’Augusta. A questo proposito, la stessa rappresentazione di Venere, capostipite della gens Iulia e dell’intero popolo romano, raffigurata nelle accezioni di Genetrix e di Victrix (figg. 1-2) con varianti in
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Con ulteriore confronto dei dati derivati da studi monografici e iconografici: HILL 19772; TRR. Cfr. TRR. In aggiunta: ALEXANDRIDIS 2004. Fecunditas: RIC IV/1, p. 165, n. 534. Venus: RIC IV/1, p. 165, n. 536; BMCRE V, p. 27, nn. 47-48; HCC III, p. 41, n. 2 (Victrix); RIC IV/1, p. 165, n. 537; BMCRE V, p. 28, n. 55 (Genetrix).
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Imagines aureae. Le emissioni in oro di Giulia Domna
Fig. 1. Aureo a nome di Giulia Domna (BMCRE V, p. 28, n. 55) The British Museum, Londra, Department of Coins and Medals, n. reg. 1864, 1128.284 © Trustees of the British Museum
Fig. 2. Aureo a nome di Giulia Domna (BMCRE V, p. 27, n. 47) The British Museum, Londra, Department of Coins and Medals, n. reg. 1864, 1128.101 © Trustees of the British Museum
ciascun gruppo di emissioni13, accostata al ritratto di Giulia Domna al dritto, determina il riconoscimento del significato politico della funzione attribuita alla componente femminile nell’ambito dell’ideologia imperiale, congiunto all’affermazione dell’aspetto dinastico. Moglie dell’imperatore e madre di due figli maschi, l’Augusta diviene fondamento del meccanismo di trasmissione ereditaria del potere, assumendo una posizione centrale nel programma politico severiano di consolidamento dell’autorità imperiale, legittimata dalla procedura di autoadozione all’interno della domus antonina promossa dallo stesso Settimio Severo14. Analogamente, osservando le attestazioni monetali del secondo gruppo di coniazioni, il busto dell’Augusta al dritto, combinato con i ritratti di altri componenti della famiglia imperiale al rovescio, compare su nominali in oro e in argento attribuiti alle prime tre serie di «emissioni dinastiche» severiane (dynastic issues, 201-202 d.C.),
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Primo gruppo: vedi nota precedente. Secondo gruppo: RIC IV/1, p. 170, n. 578; BMCRE V, p. 167, n. 83 (Genetrix); RIC IV/1, p. 171, n. 581 (Victrix). Terzo gruppo: RIC IV/1, p. 274, nn. 388-389 (a, b); BMCRE V, p. 433, n. 21 (Genetrix). Cfr. MORELLI 2006, pp. 69-70. 85
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connotate da formule epigrafiche fortemente evocative15. A questo proposito, sul rovescio di aurei della seconda serie, la legenda AETERNIT(as) IMPERI(i) definisce la rappresentazione dei ritratti affrontati dei due giovani figli della coppia imperiale, Caracalla e Geta (fig. 3)16. Una variante del tipo, con medesima iscrizione e medesimo schema iconografico, raffigura i busti di Settimio Severo e di Caracalla, associato al padre come Augusto dal 198 d.C.17. D’altra parte, sul rovescio di aurei emessi da Settimio Severo compresi in ciascuna delle quattro serie di coniazioni dinastiche, la formula FELICITAS SAECVLI contraddistingue la raffigurazione inconsueta del ritratto frontale di Giulia Domna collocato al centro del campo monetale tra le immagini di profilo dei figli (fig. 4)18, proponendo la variante di un modello figurativo della primissima età imperiale impiegato per la rappresentazione monetale delle teste profilate dei due
Fig. 3. Aureo a nome di Giulia Domna (BMCRE V, p. 157, n. 3) The British Museum, Londra, Department of Coins and Medals, n. reg. 1864, 1128.102 © Trustees of the British Museum
Fig. 4. Aureo a nome di Settimio Severo (BMCRE V, p. 231, n. 379) The British Museum, Londra, Department of Coins and Medals, n. reg. R.12666 © Trustees of the British Museum
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Cfr. HILL 19772, pp. 19-20, nn. 461-478, 510-524, 533-540 (201 d.C.); p. 20, nn. 541-543 (202 d.C.). RIC IV/1, p. 166, n. 540; BMCRE V, p. 157, n. 3. RIC IV/1, p. 166, n. 539 (a). RIC IV/1, p. 111, n. 159; p. 114, n. 175; p. 115, n. 181; BMCRE V, p. 192 †; p. 203, n. 255; p. 231, nn. 379-380.
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potenziali eredi alla successione di Augusto, Gaio e Lucio Cesari, e della madre Giulia19. Contestualmente, i busti accollati di Giulia Domna e di Settimio Severo, individuati dalla legenda CONCORDIAE AETERNAE, compaiono al rovescio di coniazioni in oro a nome di Caracalla e di Geta. Corona di raggi, stephane/diadema e crescente lunare, attributi di Sol e Luna, connotano i ritratti delle figure imperiali (fig. 5)20. Il motivo concettuale denotato dall’iscrizione viene espresso visivamente attraverso l’identificazione della coppia imperiale, garante di continuità dinastica, con il corrispettivo divino costituito dalle personificazioni astrali di Sol e Luna, simbolo di aeternitas.
Fig. 5. Aureo a nome di Caracalla (BMCRE V, p. 233, n. 389) The British Museum, Londra, Department of Coins and Medals, n. reg. 1864, 1128.286 © Trustees of the British Museum
Una valenza semantica analoga, esplicitata tramite la formula epigrafica di entrambi i lati della moneta, è sintetizzata da una serie di aurei, di carattere commemorativo, battuta presumibilmente nel 209 d.C., in occasione della nomina di Geta ad Augusto: al dritto i ritratti affrontati di Settimio Severo (con corona di alloro) e di Giulia Domna (con diadema), definiti dalla legenda FELICITAS PVBLICA, e al rovescio i busti affrontati dei figli (entrambi laureati), con legenda PERPETVA CONCORDIA21. Nella prospettiva delineata la figura femminile assume, dunque, una funzione centrale nello svolgimento delle dinamiche di trasmis-
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RIC2 I, p. 72, nn. 404-405; BMCRE I, p. 21, n. 106; p. 22, nn. 108-109 (denari). Cfr. MORELLI 2009. Caracalla: RIC IV/1, p. 218, n. 36; p. 220, n. 52; p. 221, n. 59; BMCRE V, p. 185 †; p. 204, n. 260; p. 233, n. 389. Geta: RIC IV/1, p. 315, n. 7; BMCRE V, p. 196 *. RIC IV/1, p. 130, n. 312; BMCRE V, p. 360 *. Cfr. LUSNIA 1995, pp. 131-132, con nota 50: esemplare unico conservato presso la collezione numismatica della Bibliothèque nationale de France (Parigi), sottratto furtivamente nel 1831 insieme ad altre monete. 87
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sione e legittimazione del potere. Madre di due eredi designati alla successione, l’Augusta diviene garante della prosecuzione della stessa istituzione imperiale. Sul rovescio di aurei a nome di Giulia Domna, attribuiti ad una serie coniata in tutti i metalli, emessa dopo la promozione ad Augusto del figlio minore Geta (209 d.C.)22, la legenda MATER AVGG(ustorum) identifica la figura dell’Augusta, rappresentata tramite l’iconografia monetale di Cybele seduta in trono su quadriga di leoni, con velo e corona muralis sul capo, ramo nella mano destra e timpano nella sinistra (fig. 6)23. In questo senso, l’assimilazione tra Giulia Domna e Cybele (divinità-madre di origine frigia) deriva dalla trasformazione di una tipologia precedente (198 d.C.) impiegata sul rovescio di aurei connotati dalla legenda MATER DEVM e dalla raffigurazione della divinità turrita, stante o seduta in trono tra leoni, con ramo, timpano e scettro, combinati variamente tra di loro (fig. 7)24.
Fig. 6. Aureo a nome di Giulia Domna (cfr. BMCRE V, p. 163, n. 47) Classical Numismatic Group, Inc., LancasterLondra, lotto di vendita: 978, Triton VI (New York, 13 gennaio 2003) © Classical Numismatic Group, Inc.
Fig. 7. Aureo a nome di Giulia Domna (BMCRE V, p. 163, n. 50) The British Museum, Londra, Department of Coins and Medals, n. reg. THO.2327 © Trustees of the British Museum
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Cfr. HILL 19772, p. 23, nn. 738, 747, 752, 759, con attribuzione cronologica della serie monetale al 205 d.C. RIC IV/1, p. 168, n. 562; BMCRE V, p. 163, n. 47. RIC IV/1, p. 169, n. 565; BMCRE V, p. 163, n. 50; RIC IV/1, p. 169, nn. 564, 566. Cfr. anche TURCAN 1983, pp. 39-42.
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Considerando la connotazione materna del ruolo femminile, strettamente legata al consolidamento dell’aspetto dinastico dell’istituzione imperiale, le occorrenze epigrafiche del termine mater, rilevate dall’analisi della documentazione monetale a nome di Giulia Domna, appaiono emblematiche di un cambiamento sensibile nella concezione della funzione rivestita dall’Augusta in ambito pubblico, caratterizzato dall’attribuzione di privilegi specifici25. In particolare, l’attestazione numismatica di titoli e appellativi onorifici quali mater castrorum26, mater senatus e mater patriae27, accostata al richiamo dell’effettiva maternità biologica della Augusta (madre di imperatori), evidenzia il conferimento di prerogative legate a determinati ambiti d’azione. A questo proposito, sul rovescio di aurei appartenenti a coniazioni del secondo gruppo (197, 198 e 202 d.C.), le varianti di iscrizione MATRI e MATER CASTRORVM individuano la figura di Giulia Domna al centro di scene complesse contraddistinte da un numero variabile di insegne militari28, derivate dal recupero e dalla modifica di tipologie monetali introdotte per Faustina Minore29; tra queste, la rappresentazione dell’Augusta stante, con capo velato, in atto di sacrificare presso un altare, con patera nella mano destra e scatola di incenso nella sinistra (fig. 8).
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A questo proposito, si vedano le analisi condotte da Anna Lina Morelli intorno al dominio semantico individuato dal concetto di maternità nell’ambito della documentazione numismatica di età romana: MORELLI 2006; MORELLI 2009; MORELLI c.d.s.a; MORELLI c.d.s.b; MORELLI c.d.s.c. Appellativo attribuito a Giulia Domna durante il 195 d.C., come riconoscimento di una presenza costante in accampamento. Il medesimo titolo fu concesso precedentemente a Faustina Minore, verosimilmente nel 174 d.C. Cfr. KUHOFF 1993b, pp. 251-253, con fonti e bibliografia specifiche. Diversamente: HILL 19772, pp. 6-7, con datazione del conferimento dell’appellativo a Giulia Domna posticipata per attribuzione delle prime occorrenze numismatiche al 197 d.C. Per i problemi di cronologia relativi all’occorrenza epigrafica dei titoli di mater senatus e di mater patriae: KUHOFF 1993a e KUHOFF 1993b, pp. 252-253, con fonti e bibliografia specifiche. Nelle titolature imperiali femminili entrambi gli appellativi sono privi di attestazioni precedenti. Unica eccezione è data dall’iscrizione AVGVSTA MATER PATRIA(e) sul rovescio di monete provinciali prodotte dalla zecca di Lepcis Magna, con raffigurazione di Livia seduta in trono con patera e scettro (RPC I, p. 209, nn. 849-850. Cfr. MORELLI 2004, p. 439; MORELLI 2009). RIC IV/1, p. 168, n. 563 (a); p. 169, n. 569; p. 169, n. 567; BMCRE V, p. 164, n. 56. RIC III, p. 346, nn. 1659-1662; BMCRE IV, p. 534, nn. 929-931; p. 541 † (sesterzi e assi); RIC III, p. 274, nn. 751-753; BMCRE IV, pp. 488-489, nn. 704-705 (aurei e denari); RIC III, p. 350, nn. 1711-1712; BMCRE IV, pp. 650-651, nn. 1554-1557 (sesterzi). Cfr. anche THIRION 1967; CALABRIA 1989. Per Faustina Minore mater castrorum: BOATWRIGHT 2003. 89
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Fig. 8. Aureo a nome di Giulia Domna (BMCRE V, p. 164, n. 56) The British Museum, Londra, Department of Coins and Medals, n. reg. 1882, 0407.1 © Trustees of the British Museum
Fig. 9. Aureo a nome di Giulia Domna (BMCRE V, p. 432, n. 11A) The British Museum, Londra, Department of Coins and Medals, n. reg. THO.2323 © Trustees of the British Museum
D’altra parte, la legenda MAT(er) AVGG(ustorum) MAT(er) SEN(atus) M(ater) PATR(iae) identifica la figura dell’Augusta stante o seduta in trono, talvolta diademata, con ramo nella destra e scettro nella sinistra, sul rovescio di monete in oro (fig. 9)30 attribuite ad emissioni del terzo gruppo (211 d.C., posteriori alla morte di Settimio Severo) coniate in metallo prezioso e in lega di rame, riproponendo un motivo figurativo della prima età imperiale impiegato per la rappresentazione di Livia/Pax31. In questo senso, la connotazione di mater sembrerebbe assumere una duplice accezione. Da un lato, l’aspetto procreativo del termine sottolinea la rilevanza della funzione attribuita all’Augusta quale garante della continuità dinastica; dall’altro, il riferimento particolare
30 31
RIC IV/1, p. 273, nn. 380-381; BMCRE V, p. 432, n. 11A. Augusto: RIC2 I, p. 56, nn. 219-220; BMCRE I, p. 91, nn. 544-546 (aurei e denari, zecca di Lugdunum; BMCRE: spighe anziché ramo). Tiberio: RIC2 I, p. 95, nn. 2526, 29-30; BMCRE I, pp. 124-125, nn. 30-38; pp. 126-127, nn. 46-60 (aurei e denari, zecca di Lugdunum) (cfr. anche MORELLI 2001, pp. 95-96). D’altra parte, l’iconografia della figura stante con ramo e scettro, individuata dalla legenda PATER SENATVS, è attestata precedentemente sul rovescio di monete di Commodo: RIC III, p. 383, nn. 156-157a; BMCRE IV, p. 730, nn. 222-225 (denari e aurei); RIC III, p. 424, n. 502; BMCRE IV, p. 811, n. 601 (sesterzi).
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a contesti e a soggetti istituzionali definisce l’azione di tutela e di protezione esercitata dalla stessa nei confronti dell’intera componente civile e militare dell’impero32. Le coniazioni in oro, inserendosi nel contesto complessivo della documentazione numismatica relativa al personaggio di Giulia Domna, contraddistinto dalla produzione di serie monetali articolate in metalli e in nominali diversi, consentono dunque di riconoscere alcuni aspetti del ruolo pubblico dell’Augusta, individuandone la funzionalità nella definizione dei legami interni alla domus imperiale, in quanto tramite del processo di successione e legittimazione del potere, e nel consolidamento dei rapporti che intercorrono tra i diversi soggetti operanti nel contesto politico (imperatore, esercito, senato e corpo cittadino).
TABELLA
PROSPETTO
DELLE TIPOLOGIE DI ROVESCIO INDIVIDUATE DALLE CONIAZIONI IN ORO A NOME DI GIULIA DOMNA, CON INDICAZIONE DELLE OCCORRENZE IN ALTRI METALLI
Le emissioni sono ordinate in successione cronologica secondo la sequenza individuata da HILL 19772. Diversamente da Hill, si specifica che il titolo di Augusta fu conferito a Giulia Domna verosimilmente nel 193 d.C., in occasione della ratifica da parte del senato della proclamazione imperiale di Settimio Severo: esso costituisce il terminus post quem per la concessione del diritto di coniazione. L’attribuzione cronologica del rovescio con legenda MATER AVGG(ustorum) è stata posticipata dal 205 al 209 d.C. primo gruppo di emissioni: D/ IVLIA DOMNA AVG. Busto di Giulia Domna, drappeggiato, a capo scoperto. II. secondo gruppo di emissioni: D/ IVLIA AVGVSTA. Busto di Giulia Domna, drappeggiato, a capo scoperto. III. terzo gruppo di emissioni: D/ IVLIA PIA FELIX AVG. Busto di Giulia Domna, drappeggiato, a capo scoperto; talvolta con diadema o diadema e crescente lunare. Au 2Au D 2D Aureo Doppio aureo Denario Doppio denario (antoniniano o radiato) S Dp As * ** Sesterzio Dupondio Asse probabile zecca orientale emissione incerta I.
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Cfr. anche BELLONI 2004. 91
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