Iconografia monetale del potere femminile: l'attributo dello scettro more

published in M. Caccamo Caltabiano, C. Raccuia, E. Santagati (eds.), Tyrannis, Basileia, Imperium. Forme, prassi e simboli del potere politico nel mondo greco e romano (Atti delle Giornate seminariali in onore di S. Nerina Consolo Langher, Messina, 17-19 dicembre 2007), Messina 2010, pp. 477-485

ERICA FILIPPINI Università di Bologna Iconografia monetale del potere femminile: l’attributo dello scettro* Nell’ambito della ricerca volta a delineare i tratti del ruolo pubblico-politico attribuito alla componente femminile nella costruzione dell’ideologia imperiale1, la presente indagine si propone di individuare le occorrenze dell’attributo dello scettro e di definirne la valenza simbolica nelle tipologie monetali in cui esso compare come elemento connotante la figura dell’Augusta2. Attestato sulle monete, fin dall’età repubblicana, come elemento qualificante immagini di divinità e personificazioni di concetti astratti3, lo scettro si configura come simbolo utilizzato per esprimere il concetto di potere, inteso come la sovranità esercitata da ciascuna entità divina nelle specifiche sfere di competenza. Nell’ambito della monetazione imperiale, divenuto funzionale alla rappresentazione di colui che detiene il potere4, esso ricorre anche in iconografie di rovescio in cui è riconoscibile la figura dell’Augusta. L’analisi ha consentito di riscontrare che lo scettro, come attributo dell’Augusta, compare esclusivamente nella forma ad asta lunga, talvolta sormontata da una terminazione globulare; variabili appaiono la posizione verticale o obliqua così come l’impugnatura nella mano destra o nella sinistra, situazioni che si modificano in relazione all’iconografia complessiva e alla combinazione con altri elementi. In questa prospettiva lo scettro definisce in * Ringrazio la Prof.ssa Maria Caccamo Caltabiano per avermi concesso l’occasione di presentare questo contributo. Un ringraziamento particolare è dovuto alla Prof.ssa Anna Lina Morelli per i preziosi insegnamenti e per avermi costantemente guidata durante il lavoro. 1 Nell’ambito del progetto per la realizzazione del Lexicon Iconographicum Numismaticae (LIN), coordinato a livello nazionale dalla Cattedra di Numismatica dell’Università di Messina, l’unità locale dell’Università di Bologna (diretta dalla Prof.ssa Emanuela Ercolani Cocchi) ha intrapreso lo sviluppo del tema di ricerca: Il ruolo femminile nell’immaginario del potere. 2 L’analisi, circoscritta alle emissioni coniate da zecche ufficiali tra l’inizio del Principato e la fine del IV sec. d.C., prende in considerazione le sole tipologie in cui è ravvisabile la rappresentazione dei personaggi femminili della domus imperiale: cf. SCHMIDT-DICK 2002, 26-30, s.v. Augusta; 73, s.v. Mater castrorum. 3 PERA 2005. 4 Per la prima età imperiale: PERA 2004, 81 e 87 ss. (Tabella 2); PERA 2005, 631-633. 478 modo diverso la raffigurazione dell’Augusta, innanzitutto, in relazione alla sua condizione vivente o divinizzata. Occorrenze dello scettro nella rappresentazione dell’Augusta vivente Dall’osservazione dei dati elaborati emerge come le prime occorrenze dello scettro siano relative alla rappresentazione dell’Augusta vivente e, in particolare, alla figura di Livia. Sul rovescio di aurei e denari di Augusto5, poi ripresi da Tiberio6, lo scettro, impugnato verticalmente nella mano destra, ed il ramo, proteso nella sinistra, identificano la rappresentazione di una figura femminile seduta in trono, nella quale è riconoscibile l’immagine di Livia, malgrado l’assenza di una legenda identificativa (fig. 1). Accostato allo scettro, il ramo, attributo di Pax, consente di specificare il messaggio veicolato attraverso l’immagine dell’Augusta, che diviene espressione del concetto di pace interna ed esterna, condizione restaurata e garantita dal nuovo ordine politico7. Con uno schema iconico analogo lo scettro viene raffigurato anche in associazione alla patera, sul rovescio di emissioni di assi di Tiberio8 (fig. 2). Qui la figura femminile in trono ha però il capo velato (e diademato?) ed inoltre rispetto alla tipologia precedente si verifica un’inversione nella disposizione degli attributi: lo scettro verticale, stretto nella mano sinistra, è collocato visivamente in secondo piano mentre assume una maggiore rilevanza la patera, tenuta nella mano destra e resa evidente dalla posizione avanzata del braccio. Nella costruzione complessiva dell’immagine lo scettro, simbolo del potere, si qualifica dunque come elemento denotativo dell’Augusta, mentre la patera assume la funzione di attributo connotativo, rinviando all’esercizio di specifiche prerogative in ambito religioso e, in particolare, al ruolo di sacerdos divi Augusti, conferito ufficialmente a Livia9. Nella rappresentazione dell’Augusta vivente lo scettro ricorre successivamente in emissioni divisionali a nome di Domizia Longina. Sul rovescio di dupondi l’attributo, impugnato verticalmente nella mano sinistra, definisce l’iconografia della figura femminile, con capo velato e diademato, sacrificante davanti ad un altare, con la patera nella destra10 (fig. 3). Sul rovescio di sesterzi lo scettro compare di nuovo impugnato nella mano sinistra, ma in posizione leggermente obliqua; in questo caso esso connota la figura femmini5 RIC I2, 56, nn. 219-220, tav. 4.220; BMCREmp. I, 91, nn. 544-545, tavv. 14.8-14.9 (spighe anziché ramo). 6 RIC I2, 95, nn. 25-26, 29-30, tavv. 11.25, 11.30; BMCREmp. I, 124-125, nn. 30-38, tavv. 22.20, 22.22; 126-127, nn. 46-60, tavv. 23.2, 23.4. 7 MORELLI 2001, 94-99; MORELLI 2004, 130; ERCOLANI COCCHI 2005, 161; PERA 2005, 631. 8 RIC I2, 96, nn. 33-36, tav. 11.33; 99, nn. 71-73, tav. 12.72; BMCREmp. I, 128, nn. 6569, tav. 23.14; 141-142, nn. 151-154, tav. 26.3. 9 MORELLI 2005, 182-183. Si confrontino, inoltre, i riferimenti già citati alla nota 7. 10 RIC II, 209, n. 442, tav. 7.109; BMCREmp. II, 413, n. 503, tav. 82.4. 479 le in trono, in atto di protendere la mano destra aperta verso un fanciullo stante11 (fig. 4). In entrambe le emissioni la legenda Divi Caesaris Mater, attestata anche nella variante in forma abbreviata e al dativo, identifica la rappresentazione dell’Augusta nel ruolo di madre del piccolo Cesare morto prematuramente e divinizzato12. Lo scettro, elemento qualificante la figura di Domizia Longina, assume valenze specifiche derivate dalla costruzione di ciascuna immagine. Mentre nella scena di sacrificio l’attributo, associato alla patera, concorre ad individuare il ruolo sacerdotale di Domizia nell’atto religioso per il figlio morto e divinizzato, nella rappresentazione dell’Augusta in trono esso si configura come elemento connotativo primario dell’intera iconografia: non solo concettualmente, ma anche visivamente, lo scettro individua nella figura dell’Augusta, che tende la mano al piccolo Cesare, la sovranità nella trasmissione ereditaria del potere. La coppia di attributi scettro-patera, nello schema della figura sacrificante presso un altare, compare in seguito sul rovescio di emissioni a nome di Giulia Domna. Nella scena di sacrificium, connotata specificamente dalla presenza di tre insegne legionarie e dalla legenda Mater Castrorum13 (fig. 5), lo scettro definisce l’ambito nel quale l’Augusta esercita una funzione sovrana, di tutela e protezione nei confronti dell’elemento militare. Una valenza simbolica analoga è riscontrabile sul rovescio di emissioni in metallo prezioso, contrassegnate dalla legenda al dativo Matri Castrorum: lo scettro, impugnato obliquamente nella mano sinistra, associato alla fenice su globo, simbolo di Aeternitas, individua la rappresentazione dell’Augusta nell’iconografia della figura femminile, con capo velato, seduta in trono davanti a due o talvolta tre insegne legionarie14 (fig. 6). Nelle emissioni a nome di Giulia Domna lo scettro ricorre anche in associazione al ramo, attraverso il recupero del modello iconografico elaborato per la rappresentazione di Livia/Pax. Lo scettro, stretto nella mano sinistra, ed il ramo, proteso nella destra, compaiono come elementi connotanti l’Augusta, a volte diademata, rappresentata nelle varianti della figura seduta in trono, con scettro obliquo15 (fig. 7), e della figura stante, con scettro verticale16 (fig. 8). La RIC II, 209, nn. 440-441; BMCREmp. II, 413, nn. 501-502, tav. 82.3. MORELLI 2006, 63; MORELLI c.s. Una figura femminile stante, con lungo scettro verticale e spighe, identificata dai repertori come Ceres, è raffigurata sul rovescio di assi con legenda Divi Caes(aris) Mater (RIC II, 209, n. 443; BMCREmp. II, 414, * con nota e tav. 82.5). La moneta, raffigurante Domizia nelle sembianze di Ceres, è stata esclusa dall’analisi poiché ritenuta di dubbia autenticità in base a quanto riportato da BMCREmp. II, 414, nota *. 13 RIC IV/1, 168, n. 536b (denari); RIC IV/1, 180, n. 880; BMCREmp. V, 312, nota a n. 789; HCC III, 47, n. 56, tav. 16.56 (dupondi/assi). 14 RIC IV/1, 169, nn. 568-569; BMCREmp. V, 164, nn. 58-59, tav. 28.10 (aurei e denari). Vd. MORELLI 2006, 70-71; MORELLI c.s. 15 RIC IV/1, 273, n. 381, tav. 13.17; BMCREmp. V, 432, nn. 11A, 12-13, tavv. 67.13-67.14 (aurei e denari); RIC IV/1, 310, n. 588; 312, n. 601; BMCREmp. V, 469, nn. 213-214, tav. 74.2; 472, * (sesterzi, dupondi/assi). 16 RIC IV/1, 273, n. 380; BMCREmp. V, 432, n. 11, tav. 67.12; HCC III, 98, n. 5, tav. 30.5 (aurei e denari). 11 12 480 legenda Mat(er) Augg(ustorum) Mat(er) Sen(atus) M(ater) Patr(iae), richiamando l’attenzione sul concetto di maternità istituzionale, individua gli ambiti d’azione in cui si esplica il ruolo pubblico-politico dell’Augusta17. Occorrenze dello scettro nella rappresentazione dell’Augusta divinizzata Nella raffigurazione dell’Augusta divinizzata il documento monetale evidenzia il ricorso a modelli iconografici utilizzati per la rappresentazione di divinità femminili, tra cui Iuno18, che consentono di sottolinearne la nuova natura. In questo contesto la prima occorrenza dell’attributo è attestata sul rovescio di emissioni di Galba, in riferimento alla figura di Livia. In associazione alla patera, lo scettro, impugnato verticalmente nella mano sinistra, compare come elemento qualificante l’iconografia della figura femminile, con capo talvolta velato o diademato, nelle varianti della figura seduta in trono19 (fig. 9) e della figura stante20 (fig. 10). Le legende Augusta e Diva Augusta, che contrassegnano le tipologie, identificano l’immagine di Livia divinizzata, utilizzata da Galba come richiamo ideologico alla politica augustea21. Nella sequenza cronologica delle emissioni, a partire dall’età flavia lo scettro ricorre in coniazioni postume a nome delle Auguste, connesse al processo di consecratio. Sul rovescio di emissioni di Giulia figlia di Tito22, poi riproposte per Marciana23 e Faustina Maggiore24, la coppia di attributi scettrospighe definisce la figura dell’Augusta, velata e forse diademata, seduta in trono su un carro scoperto trainato da elefanti (fig. 11). Lo scettro verticale, stretto alternativamente nella mano sinistra o nella destra, si associa al mazzo di spighe, attributo di Ceres, divinità polivalente legata anche alla dimensione funeraria. La figura dell’Augusta, connotata esclusivamente dallo scettro e seduta in trono su un carpentum trainato da elefanti, compare invece su monete di Faustina Maggiore25 e di Faustina Minore26 (fig. 12). MORELLI 2006, 72-74; MORELLI c.s. Cf. SCHMIDT-DICK 2002, 27-28, s.vv. Augusta f1A/02; Augusta f5A/04. RIC I2, 248, nn. 331-338, tav. 27.334; 252, nn. 432-433; BMCREmp. I, 317, n. 54, tav. 55.16 (sesterzi). 20 RIC I2, 240, nn. 142-143, tav. 26.143; 241, nn. 150-153; 242, nn. 184-189, tav. 26.184; 243, nn. 223-224; BMCREmp. I, 309-310, nn. 3-13, tavv. 52.3, 52.6 (aurei e denari). 21 MORELLI 2001. 22 RIC II, 181, nn. 219-220; BMCREmp. II, 350, †; 351, * , tav. 67.20 (ramo anziché spighe) (aurei). 23 RIC II, 299, n. 747; BMCREmp. III, 126, n. 655, tav. 21.9 (aurei); RIC II, 300, n. 750, tav. 12.216 (erroneamente patera anziché spighe); BMCREmp. III, 230, 1086, tav. 44.8 (sesterzi). 24 RIC III, 73, nn. 390 a-b, tav. 3.63 (torcia anziché scettro); BMCREmp. IV, 46, n. 307, tav. 7.15; 50, n. 333, tav. 8.11 (aurei). 25 RIC III, 70, n. 352, tav. 3.57; BMCREmp. IV, 56, n. 382, tav. 9.5 (aurei); RIC III, 162, nn. 1112-1113; BMCREmp. IV, 241, nn. 1501-1504, tav. 35.11, 35.16 (sesterzi); RIC III, 169, n. 1198; BMCREmp. IV, 255-256, nn. 1603-1604, tav. 38.9 (dupondi/assi). 26 RIC III, 349, n. 1698; BMCREmp. IV, 652, n. 1569, tav. 86.8 (sesterzi). 17 18 19 481 Spesso presente come unico attributo caratterizzante, lo scettro connota la figura dell’imperatrice divinizzata in iconografie celebranti l’ascesa divina. Emissioni postume di Sabina27, Faustina Maggiore28, Faustina Minore29 e Giulia Mesa30 raffigurano l’Augusta con scettro verticale, trasportata in volo da un’aquila, talvolta anch’essa con scettro tra le zampe (fig. 13); uno schema iconico analogo, ma con la variante del pavone (fig. 14), è attestato su rovesci di Faustina Minore31, di Giulia Domna32 e Giulia Mesa33, di Cecilia Paolina34 ed Egnazia Mariniana35. In entrambe le tipologie, connotate dalla presenza dell’aquila o del pavone che, ricollegandosi a Iuppiter e a Iuno, diventano simbolo dell’apoteosi, lo scettro ha la funzione di identificare e qualificare il personaggio. Stretto nella mano destra o nella sinistra, esso ricorre nella forma ad asta lunga, anche se spesso nascosta dalla sovrapposizione parziale del corpo dell’animale. In emissioni postume di Faustina Maggiore lo scettro verticale definisce la rappresentazione dell’Augusta nell’iconografia della figura femminile stante su quadriga guidata da Sol36 (fig. 15) e in quella della figura femminile condotta nell’ascesa divina dalla personificazione di Aeternitas37 (fig. 16), tipologia riproposta in seguito anche per Faustina Minore38. Nell’ambito degli onori concessi all’Augusta divinizzata rientra il tipo di rovescio raffigurante il tempio dedicato al culto di Faustina Maggiore, al cui interno è collocata la statua di culto dell’imperatrice, seduta in trono, con uno scettro verticale nella mano sinistra ed un oggetto di difficile identificazione nella destra (fig. 17)39. Sempre in emissioni postume di Faustina Maggiore, sul rovescio di denari e sesterzi raffiguranti una scena di dextrarum iunctio, un lungo scettro verticale connota la figura dell’Augusta mentre un rotolo o una statuetta de27 RIC II, 390, n. 418, tav. 14.289; BMCREmp. III, 362, nn. 955-956, tavv. 66.6-66.7 (aurei); RIC II, 479, n. 1051; BMCREmp. III, 541, n. 1905 (sesterzi). 28 RIC III, 164, nn. 1133-1134; BMCREmp. IV, 231, nn. 1424-1428, tavv. 34.3, 34.9 (sesterzi); RIC III, 168, n. 1188; BMCREmp. IV, 236, nn. 1462-1463 (dupondi/assi). 29 RIC III, 349, nn. 1700-1701; BMCREmp. IV, 649, n. 1551; 653, n. 1572, tav. 86.9 (sesterzi). 30 RIC IV/2, 101, n. 377 (denari). 31 RIC III, 349, n. 1702; BMCREmp. IV, 653, nn. 1570-1571 (sesterzi). 32 RIC IV/1, 313, n. 609; BMCREmp. V, 589, **; HCC III, 102, n. 2, tav. 31/J.D.2 (sesterzi). 33 RIC IV/2, 101, n. 378; BMCREmp. VI, 135, n. 217, tav. 8.217 (denari); RIC IV/2, 127, n. 714 (sesterzi). 34 RIC IV/2, 153, n. 2, tav. 10.10; BMCREmp. VI, 233, nn. 126-128, tav. 37.127 (aurei e denari); RIC IV/2, 153, n. 3, tav. 11.7; BMCREmp. VI, 233, nn. 129-134, tav. 37.132 (sesterzi). 35 RIC V/1, 64, n. 6, tav. 1.12 (antoniniani); RIC V/1, 65, n. 12 (dupondi). 36 RIC III, 73, n. 383, tav. 3.65; BMCREmp. IV, 45, n. 302, tav. 7.14 (aurei). 37 RIC III, 164, n. 1132; BMCREmp. IV, 230, n. 1422, tav. 34.8 (sesterzi). 38 RIC III, 349, n. 1699; BMCREmp. IV, 652, n. 1567, tav. 86.7 (sesterzi). 39 RIC III, 70, n. 354; BMCREmp. IV, 57, n. 383, tav. 9.6 (aurei); RIC III, 162, n. 1115; 165, n. 1152; BMCREmp. IV, 241-242, nn. 1506-1508, tavv. 36.2-36.3 (sesterzi); RIC III, 167, n. 1168; BMCREmp. IV, 250, nn. 1562-1564, tav. 37.12; 256, n. 1605, tav. 38.10 (dupondi/assi). 482 finiscono quella dell’imperatore40 (fig. 18). In questo caso lo scettro individua la natura non più umana dell’Augusta, suggerendone l’assimilazione con la personificazione di Concordia, a cui allude la legenda. Su sesterzi di Faustina Minore, impugnato obliquamente nella mano destra, lo scettro identifica la figura dell’Augusta divinizzata seduta in trono tra due figure femminili danzanti, nelle quali è riconoscibile la rappresentazione delle Horae, personificazioni delle Stagioni, legate al concetto di Aeternitas, richiamato attraverso l’iscrizione41 (fig. 19). Uno schema iconico analogo ricorre anche sul rovescio di emissioni con legenda Matri Castrorum. In associazione alla fenice su globo, lo scettro definisce la figura dell’Augusta, con capo velato, seduta in trono davanti a due o talvolta tre insegne legionarie42 (fig. 20). Introdotta sulle emissioni postume di Faustina Minore43 e poi riproposta su monete di Giulia Domna vivente44, questa iconografia conferisce all’Augusta, garante dell’Aeternitas imperii, prerogative divine legate alla funzione di tutela dell’elemento militare. Conclusioni L’analisi effettuata ha consentito di individuare l’utilizzo dello scettro in schemi iconici ricorrenti che, contrassegnati da specifiche formule epigrafiche, identificano aspetti ed ambiti del processo di astrazione simbolica legato alla rappresentazione del potere femminile. Nel contesto della raffigurazione dell’Augusta vivente l’attributo dello scettro non risulta affatto ricorrente in modo ripetitivo, ma viene accostato all’immagine femminile secondo un uso che appare attento e calibrato. Infatti esso compare esclusivamente in riferimento alle figure di Livia, Domizia Longina e Giulia Domna, Auguste alle quali fu affidata una funzione fondamentale nel processo di successione dinastica e alle quali fu riconosciuto un preciso spazio pubblico-politico45. Viceversa, nel contesto della divinizzazione lo scettro, richiamando l’iconografia di divinità, delle quali era innanzitutto l’attributo, diventa simbolo della natura divina acquisita dall’Augusta tramite la consecratio46. 40 RIC III, 72, nn. 381 a-b, tav. 3.62; BMCREmp. IV, 44, nn. 298-300, tav. 7.13; 65, n. 466 (denari); RIC III, 163, nn. 1129-1129a; BMCREmp. IV, 229, n. 1416; 230, * (sesterzi). Vd. anche RIC III, 49, n. 191 con nota; BMCREmp. IV, 103, *(Antonino Pio, denari: Faustina Minore anziché Faustina Maggiore?); RIC III, 108, n. 601; BMCREmp. IV, 198, n. 1236 (Antonino Pio, sesterzi). 41 RIC III, 349, n. 1697, tav. 13.262; BMCREmp. IV, 652, n. 1568, tav. 86.4. 42 RIC III, 274, n. 751, tav. 11.229; BMCREmp. IV, 488, n. 704, tav. 67.15 (aurei); RIC III, 274, nn. 752-753; BMCREmp. IV, 489, n. 705, tav. 67.16 (denari); RIC III, 350, nn. 17111712; BMCREmp. IV, 650-651, nn. 1554-1557, tav. 86.5 (sesterzi). 43 MORELLI 2006, 68-69; MORELLI c.s. 44 Vd. supra. 45 Vd. il contributo di Anna Lina Morelli in questo stesso volume. Sul ruolo pubblico femminile: CENERINI 2009; MORELLI 2009. 46 HAHN 1994; più recente ALEXANDRIDIS 2004. 483 Bibliografia ALEXANDRIDIS A. 2004, Die Frauen des römischen Kaiserhauses. Eine Untersuchung ihrer bildlichen Darstellung von Livia bis Iulia Domna, Mainz am Rhein. BMCREmp. = MATTINGLY H. et ALII, Coins of the Roman Empire in the British Museum, voll. I-VI, London, 1923 ss. (rist. 1965 ss.). CENERINI F. 2009, Dive e donne. Mogli, madri, figlie e sorelle degli imperatori romani da Augusto a Commodo, Imola. ERCOLANI COCCHI E. 2005, Il ruolo femminile nell’iconografia del potere. Ritratti femminili fra tarda repubblica e alto impero, in L’immaginario del potere. Studi di iconografia monetale, a cura di PERA R., (Serta Antiqua et Mediaevalia, 8) Roma, 111-175. 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